Cultura, TRENTINO ALTO ADIGE

LE PIÙ BELLE STORIE DELL’ALTO ADIGE, TERRA DI MITI E LEGGENDE

Più belle storie dell'Alto Adige - Travel Free From

Quando una terra già ricoperta di vesti candide e lussureggianti si circonda anche di un’aurea pregna di mistero e magia, allora ci si può solo innamorare. Per questa ragione, dopo avervi mostrato borghi, città e natura voglio raccontarvi le più belle storie dell’Alto Adige.

Lì dove, fra boschi, laghi e rocche sperdute, abitano gnomi e fate, si tramandano da tempo miti e leggende che ricolmano di fascino luoghi che già alla semplice vista possono catturarvi cuore e anima per sempre.

Ne è stato un esempio la “favola” sulle streghe dello Sciliar, di cui ancora rimangono tracce incastonate nella roccia e scandite nei rintocchi dei campanili che puntellano la Val Gardena.

Ma certo non è l’unica. Di leggende se ne potrebbero raccontare in ogni angolo e spendere interi articoli. In questo mi limiterò a segnalarvi le più belle storie dell’Alto Adige, almeno secondo me.

Alla fine, non avrete più scuse per evitare di prenotare il vostro hotel in Alto Adige e trascorrere qui le vostre vacanze all’insegna del benessere e della pace.

LA LEGGENDA DEL LAGO DI RESIA

Fra tutte le più belle storie dell’Alto Adige, questa forse potrebbe apparire la più banale, ma rientra comunque fra quelle a cui sono più legata.

Anche questo, come Merano, è incluso fra i luoghi che non sono riuscita a raggiungere durante il mio ultimo viaggio, ma che rientra a pieno titolo nelle mie trasferte d’infanzia.

In realtà c’è poco da aggiungere al lago più vasto del Trentino Alto Adige, immortalato in migliaia di fotogrammi, reali e immaginari, grazie alla presenza del campanile di Curon.

Proprio così, questa distesa d’acqua, a cui fanno da sfondo le montagne della Vallelunga, ha un forte carattere identitario grazie al campanile che svetta al centro del lago.

Si tratta della torre campanaria della trecentesca chiesa di Curon. Questo il nome dell’antico borgo sommerso dall’unificazione di tre laghi naturali: il Resia, il San Valentino alla Muta e il Curon, appunto.

Dettata dall’urgenza di costruire una diga funzionale alla produzione di energia elettrica, ben settant’anni fa venne dato il via libera alla sommersione di oltre 160 abitazioni, il cui ricordo rimane intatto grazie a questo campanile (privato delle sue campane) di cui ancora oggi, pare, se ne sentano i rintocchi.

Ma che si possano sentire o meno, il lago di Resia è uno di quei posti in cui vale assolutamente la pena venire.

IL DRAGO DEL SASSO DELLA CROCE

Dalla Val Venosta all’Alta Badia il passo è breve ma non meno suggestivo.

Rimanere incantati dinanzi ai raggi del sole che, al tramonto, si riflettono sul Sasso di Santa Croce, il più imponente della valle, certo non può far immaginare nulla di cattivo.

In un pezzo di dolomiti che ispira solo pace, invece, pare che secoli e secoli fa, vivesse un drago molto crudele e ghiotto di animali e persone.

Nulla è per sempre però, e il bene vince sempre sul male, così, il coraggioso cavaliere Wilhelm von Prack affrontò il drago mettendo fine all’incubo di questo territorio e restituendogli la candida bellezza che possiamo godere ancora oggi, al suo cospetto.

Senz’altro una fra le più belle storie dell’Alto Adige che conferisce ancora più sapore a una regione che ha già molto da offrire.

LE LEGGENDE DEL LAGO DI CALDARO

Per gli amanti di sport e divertimento certo non dovrà mancare nell’itinerario il lago di Caldaro. Soprattutto se a fargli da cornice sono ben due leggende, a dispetto di altre mete.

La prima è più a sfondo religioso e coinvolge nientepopodimenoche Cristo in persona.

Pare, infatti, che lì dove sorge il lago, un tempo vi fosse un borgo popolato solo da abitanti crudeli e privi di compassione, ad eccezione di un solo uomo, molto povero.

Un giorno Cristo venne in visita al borgo, chiedendo ospitalità e ristoro. L’unico a soddisfare le sue esigenze fu l’anziano più povero e generoso del villaggio, a discapito degli altri che gli chiusero tutti la porta.

Questo lo adirò al punto da riversare le acque del lago sul borgo, affogando tutti i suoi abitanti ad eccezione dell’unico uomo ospitale nei suoi confronti che, da quel giorno, grazie all’abbondanza di pesci nel lago, non visse più in povertà.

La seconda leggenda, invece, è più romantica e incantata.

Narra di un giovane che vide affogare il suo povero papà nelle acque del lago e si rivolse a un magico omino verde perché potesse aiutarlo a riportarlo in vita.

L’omino lo condusse sino al fondo delle acque mostrandogli la salma del padre rinchiusa in una bara di cristallo. A vegliarla: le fanciulle che lo abitavano.

“Se riuscirai a portarlo via alla loro guardia, potrai riaverlo con te”.

Così, il giovane, intonò una musica melodiosa che catturò l’attenzione delle fanciulle e gli consentì di portar via la bara in cristallo.

Ma, come capita spesso, anche in questo caso c’è stato un romantico lieto fine.

Una delle fanciulle, infatti, forse perché incantata più di altre dalla sua voce, seguì il giovane con la bara in cristallo fino alla riva. Lui non ebbe la forza di rimandarla indietro ma la accolse con sé e, sposandola, le giurò amore eterno.

Cosa altro si potrebbe aggiungere ancora a zone di una bellezza così incontaminata e dal fascino così misterioso?

Tante ancora, in realtà, potrebbero essere candidate fra le storie più belle dell’Alto Adige. Ma queste sono quelle che più mi hanno incantata.

A voi non resta che scoprire direttamente tutte le altre. A me anche e, magari, le prossime, ve le farò raccontare direttamente dalla voce di chi questi posti li vive tutti i giorni.

Voi, ne conoscete altre che vi hanno colpito più di queste? Spazio ai commenti.