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BARSENTO: UN ANGOLO DI PUGLIA DA SCOPRIRE E ASSAPORARE SENZA RINUNCE

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Come è ormai consuetudine, facciamo sintesi di questo mio ultimo viaggio. È toccato alla Puglia. Ad un angolo di Puglia che adoro. Non saprei inquadrarvelo, perché è stato itinerante e ha toccato diverse aree, dal lungomare all’entroterra. Siamo comunque nella provincia sud-barese. Nello specifico, nell’area del Barsento.

Questo nome fa riferimento a un villaggio precedente all’epoca ellenica, sviluppato e decaduto nel corso dei secoli. Di questo rimane solo la chiesa di Santa Maria di Barsento, ancora oggetto di studi dal punto di vista archeologico.

Giusto per inquadrare meglio, l’area del Barsento racchiude i Comuni di Alberobello, Noci, Putignano e Castellana Grotte.

Non solo, siamo a ridosso, e anche con un piede dentro, alla Valle d’Itria, quella che, di qui, si estende fino ai Comuni di Martina Franca, Ostuni, Cisternino, Locorotondo. Ancora, siamo nella Terra dei Trulli, talmente noti e conosciuti a livello mondiale che non credo di dover spendere ulteriori parole.

Un pezzo di tacco ricchissimo di storia e natura. Qui il paesaggio cambia completamente volto. A dominare sono le distese di terra argillosa interrotte solo dalle schiere di ulivi monumentali e dei muretti a secco.

Tanto tempo fa, un vecchio amico, passando da queste parti, mi ha disse “Sai qual è il mio sogno? Comprare un pezzo di terra proprio qui, che si affacci sul mare, con il suo bel trullo e ulivo secolare.” Come dargli torto? Ci sono tutti gli elementi più identificativi ed affascinanti di questa terra. Chissà se poi lo ha realizzato, questo sogno.

Tornando con i piedi per terra. A voler intraprendere un viaggio in questo angolo di Puglia, certamente non basterebbe solo un week-end. Personalmente, pur avendolo ad un tiro di schioppo da casa, ho dovuto impiegare diversi fine settimana, in periodi diversi dell’anno e anni diversi, per conoscerlo a fondo.

Anche perché, Paese, o Comune, che vai, tesori che trovi.

Castellana è famosa per le sue straordinarie grotte. Un percorso di 3 Km in tutto, a diverse decine di metri sotto terra.

Qui, altro che storia, si entra a contatto con la preistoria e con tutto il candore della Grotta Bianca.

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Alberobello, invece, è conosciuta per le sue schiere di trulli divenuti Patrimonio UNESCO.

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Putignano con il suo carnevale anche fuori stagione, i suoi musei e, non ci crederete, la sua Grotta del Trullo. Una sintesi in miniatura delle due attrattive precedenti.

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A questo itinerario, percorso solo in parte nella mia ultima trasferta, ho aggiunto la meravigliosa Polignano.

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Meravigliosa perché non esiste altro termine più idoneo di questo per descriverla. Non c’è una attrattiva precisa, Polignano è tutta attraente, dai suoi scorci sul mare, allo scroscìo delle onde, fino all’Abbazia di San Vito, più defilata.

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Ogni volta ci lascio un pezzo di cuore e porto via con me tanti piccoli frame da aggiungere agli altri, fino a ricomporre il puzzle di quella che, per me, scusate il campanilismo, rimane una delle zone d’Italia più belle da visitare.

Spazio al palato e allo stomaco?

Certo.

Dalle noci di questa stessa terra, il Barsento, alle ricette tipiche dei vari periodi dell’anno, come la Farinella a carnevale, fino al più diffuso olio d’oliva, ai legumi e agli ortaggi.

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La dieta mediterranea fa da padrona, con tutti i suoi naturali senza.

Posti carini e attenti alle esigenze di tutti, in cui andare a mangiare, ne ho girati un po’, sia in questa che in altre occasioni. Solo per richiamarli alla memoria.

ALBEROBELLO: CASA NOVA E TERRA MADRE.

Partendo dal più recente, in ordine cronologico, Casa Nova è un locale tipico, che propone una cucina tradizionale senza particolari slanci “senza”. Non ci sono proposte specifiche, appositamente realizzate per chi ha precise esigenze, in ambienti asettici. Ci sono ricette che, semplicemente, non prevedono l’impiego di determinati allergeni, ma che, comunque, possono essere a rischio contaminazione. In due parole, va bene per chi non soffre di intolleranze gravi o allergie.

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Il pranzo a Terra Madre risale a più di un anno fa, ma credo che il suo servizio e le sue proposte non abbiano perso nel tempo. Una cucina, anche qui, tradizionale, con una impronta più marcatamente vegetariana e vegana e, soprattutto, biologica. Consumare un pasto qui è come fare un viaggio in tutto il processo di crescita degli ortaggi: dalla semina fino alla “decomposizione”. La cerchia di esigenze, in questo locale, si allarga.

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PUTIGNANO: SCINUÀ.

Dal punto di vista culinario, lo Scinuà è il ristorante che più mi ha colpita, per la sua filosofia, i suoi valori, le sue attenzioni. Anche in questo caso, a “comandare” c’è una cucina tradizionale rivisitata in chiave creativa, senza disdegnare materie prime ed ingredienti provenienti da molto lontano. Una esaltazione di sapori che va bene per molte esigenze, dai caseari al nichel, alle diete veg.

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In realtà, a stupirmi è stata la dilagante attenzione per le proposte senza. Un caffè che è anche un bioshop e propone cornetti e bevande vegane. Un B&B a gestione familiare, con colazioni casalinghe, tradizionali, senza latte né uova. Un piccolo paese, nell’entroterra barese, che accoglie proprio tutti.

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POLIGNANO: L’ARCHIBUGIO.

Una norcineria, proprio nel centro storico di Polignano, al di là della Porta Marchesale. Un ristorante piccolo, con pochi tavoli all’ingresso e sul soppalco, che presta specifiche attenzioni a chi sposa diete vegane e predilige piatti senza derivati animali. Come per gli altri posti citati, è uno di quelli che fa uso e abuso, in senso buono, di materie prime naturalmente senza, con un costante richiamo alla dieta mediterranea.

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Che altro aggiungere? Che da scoprire c’è ancora tanto. Vi ho scritto che ci son stata a più riprese e ogni volta è sempre venuto fuori qualcosa di nuovo. E tanto mi lascio ancora alle spalle da conoscere.

Intanto, mi farebbe piacere leggere i vostri commenti e cosa di bello vi portate della vostra esperienza in questa porzione di Puglia chiamata Barsento.