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I PRESEPI: I VERI PROTAGONISTI DEL NATALE NAPOLETANO

Presepi

T’ PIAC Ò PRESEPIO? E TRAS! Con quale altra frase avrei dovuto iniziare l’articolo più rappresentativo di questo viaggio a Napoli? Mi sto riferendo ai Presepi, alla lunga tradizione che c’è dietro ed all’arte.

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Ci sono dei must napoletani a cui non si può rinunciare. Pizza, babà, spaccanapoli, i monumenti e loro: i Presepi.

Siamo a Natale, stiamo ultimando i preparativi per arrivarci al meglio e perché non completarli con qualche statuina napoletana?

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Se è vero che il Presepe per eccellenza, quello sacro, è stato inventato da San Francesco, altrettanto vero è che i napoletani lo hanno reso reale e sempre attuale.

Il momento più alto della Religione Cristiana. Insieme alla Pasqua, c’è il Natale. L’emblema della famiglia ed il simbolo sacro di questa festività invernale è senz’altro il Presepe.

Dalla semplice rappresentazione dei personaggi principali della grotta: Giuseppe, Maria e Gesù, fino ai mestieri di strada.

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Dai primi riferimenti, risalenti all’anno Mille, i Presepi napoletani hanno seguito un graduale processo di umanizzazione e attualizzazione.

Prima veniva allestito solo nelle chiese, era molto venerato, e si limitava alla scena essenziale. Poi i napoletani ci hanno messo mani, ingegno, pazienza e tanta passione, fino a portarlo nelle case di tutti.

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Possiamo dirlo che a Natale, il Presepe è un complemento d’arredo che non può mancare? Dissacrante, ma è così.

In realtà il significato che si cela dietro ogni statuetta del Presepe napoletano è ben più profondo.

Ogni personaggio ed ogni luogo ha una ben precisa allegoria su cui fondarsi. Così, il pescatore ed il venditore di pesce, oltre a rappresentare uno dei più diffusi mestieri della Napoli antica, rappresenta anche il Pescatore di Anime e Dio. Il monaco rappresenta l’unione fra sacro e pagano dei Presepi napoletani. La zingara, oltre a predire il futuro si fa portatrice di eventi nefasti che stanno per accadere, come la crocifissione.

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Ancora, ogni venditore rappresenta un mese dell’anno. A gennaio c’è il macellaio, a maggio una donna che vende ciliege, a ottobre un venditore di castagne, ad agosto una di cocomeri.

Non finisce qui. Il ponte, il pozzo ed il fornaio. Quanti dei vostri presepi, ben allestiti in casa, non ha almeno due di questi elementi? Il ponte, eterno simbolo di passaggio. Il fornaio, simbolo dell’eucarestia. Il pozzo che collega terra e acque sotterranee.

I Presepi napoletani sono la rappresentazione di una comunità: quella che li ha creati. Magia, paganesimo, sacralità, devozione, superstizione, antichi mestieri. Tutto ciò che Napoli è stata, è e sarà. Questi sono i suoi presepi e questo viene raffigurato nei nostri.

Mi sembra quasi scontato scrivervi che la sintesi di tutto ciò potrete ammirarla nelle vie di San Gregorio Armeno.

La via dei maestri, in cui accanto alle statuine del pescivendolo o del fornaio, ci troverete davvero pescivendoli e fornai.

La via dell’arte che plasma la stessa quotidianità che da anni viene scandita in queste strade. Nella Napoli più vera. Anzi, verace.

Questo è il momento topico dell’anno. Anche se qui i Presepi potrete ammirarli per tutti i 365 giorni, novembre e dicembre sono i mesi in cui l’arte presepiale napoletana raggiunge il culmine del successo.

Per cui, quello che vi aspetta, venendo a San Gregorio Armeno, in questo periodo, è questo.

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Un fiume di gente, proveniente da tutte le parti del mondo, che si reca fin qui, anche solo per uno scatto fotografico o un selfie con uno dei suoi personaggi a grandezza naturale.

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Sì perché, oltre a tutta la tradizione e sacralità di cui vi ho scritto, ad oggi, ciò che attrae di più sono le statuine dei personaggi dell’anno.

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Accanto ai simboli per eccellenza di Napoli, come Totò o Pulcinella, troverete il Papa, personaggi della politica, passata e presente, dello sport e dello spettacolo.

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Il maestro per eccellenza, in grado di riprodurre alla perfezioni questi personaggi è senz’altro Genny Di Virgilio. Anzi, è colui che questi personaggi attuali, all’interno dei Presepi, li ha inventati. A lui è venuta l’idea di inserire le figure contemporanee accanto a quelle più storiche e conosciute. Ed è colui che, meglio di tutti, riesce ad essere al passo con i tempi ed a scolpirle meglio. Non sono mica uno scherzo più di 180 anni d’arte presepiale. Questi sono i numeri alle spalle della sua manualità e ingegno. Questa l’eredità di nonno e padre. La bottega da cui ci passano davvero tutti i personaggi che plasma. Una delle poche che ancora mantiene intatta la lavorazione della terracotta.

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Come riconoscerla in questo fiume di bancarelle e turisti?

Semplice, è quella dinanzi al quale il fiume si arresta. Potreste rimanere diversi, interminabili, minuti bloccati a ridosso della bottega Di Virgilio. Chiunque, anche coloro che non hanno idea di cosa stanno ammirando, si fermano a scattare foto. Le statuine sono perfette, fantasiose, allegre e semplicemente reali.

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Non è forse questo, d’altronde, ciò che ci attira di più dei Presepi napoletani? Non è forse la nuda e cruda realtà che siede accanto alla più alta e intoccabile sacralità del lieto evento? Un po’ come entrare nella scena di un famoso film, come calcare il set di uno spettacolo. Lo vediamo sempre distante da noi e dalla nostra quotidianità. E se dovesse capitarci, quasi non ci crediamo.

Ammirare i presepi napoletani vi toccherà le stesse corde. L’ironia di sentirsi protagonisti del nostro tempo, ma in un tempo che fu. Il passato che riecheggia nel presente e noi che calchiamo le stesse scene che, da un passato molto lontano, si ripetono costantemente. Non sentirsi più così lontani da quella grotta, dal suo mistero e da tutta l’aura che l’avvolge.

Non si può descrivere a parole questo pezzo di Napoli. È semplicemente da vivere, scoprire, toccare e sentire. D’altra parte, Napoli, senza i suoi Presepi, non sarebbe più la stessa.