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DUOMO DI NAPOLI: ARTE, LEGGENDE E TRADIZIONI

Duomo

La leggenda narra, e Boccaccio conferma, che anche il Duomo di Napoli è luogo carico di aneddoti.

Tale Andreuccio da Perugia, giunto fino a Napoli per fare affari con i cavalli, se ne tornò nel capoluogo umbro, con un anello dal valore inestimabile.

Poche ore, diverse peripezie e sventure, più volte derubato, alla fine ne è uscito più vittorioso e ricco di quanto avesse potuto immaginare. Come? Derubando un anello con rubino dal dito del vescovo, sepolto proprio nel Duomo di Napoli. Certo non per voler suo, era un brav’uomo, ma istigato da due furfanti locali.

In pochi conoscono questa leggenda e che si tratti di una leggenda non è neanche detto.

Sta di fatto che la Cattedrale di Santa Maria Assunta non ha certo bisogno di attrarre visitatori raccontando leggende.

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Ufficialmente è questo il suo nome, ma i napoletani ed il resto del mondo la vogliono come il Duomo di San Gennaro.

Localizzato proprio in via Duomo, è qui che giacciono le spoglie ed il meraviglioso tesoro del Santo patrono partenopeo.

È qui che, due volte all’anno, sotto la preghiera devota di religiosi, laici, autorità e credenti, avviene il miracolo dello scioglimento del sangue. E che siate credenti o no, di questo dovrete prendere atto. Guai se non accadesse, sarebbe un cattivo presagio per Napoli e i suoi abitanti. Gravi catastrofi potrebbero abbattersi sulla città.

Credenze, superstizioni o realtà? Vale la stessa regola di Andreuccio. Ad ognuno incastonarlo nella cronaca dei fatti, come meglio crede.

Che ci veniate per devozione o per ascoltare i mille racconti che orbitano intorno al Duomo, vi ritroverete nella cornice di una delle opere d’arte più belle di Napoli.

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A differenza della chiesa del Gesù Nuovo, che è sorta da un palazzo civile, questa è sorta su un luogo di culto. Su diversi luoghi di culto. Dal Tempio di Apollo, alle Basiliche di Santa Restituta e Stefania. Di tutti rimangono solo resti e lontani ricordi, tranne che per la Restituta. Questa oggi è una cappella inglobata nella più ampia cattedrale e conserva uno dei tesori più interessanti in circolazione: il battistero più antico di Occidente.

La cappella che, più di tutte, catturerà la vostra attenzione è senz’altro quella dei Tesori di San Gennaro. La terza a destra. Terza come quella di Santa Restituta, nella navata sinistra.

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Anche qui, storie e leggende non si risparmiano. Voluta, a furor di popolo, dai napoletani, quale voto al Santo Patrono, perché cessassero le catastrofi che si stavano abbattendo sulla città. Guerra, pestilenza ed eruzioni vulcaniche, infatti, agli inizi del Cinquecento, costituirono i tre principali flagelli di Napoli. Solo il miracolo di San Gennaro poté fermarli.

In realtà le questioni legate a questa cappella sono molto più complesse. Soprattutto quelle legate ai suoi magnifici affreschi.

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Questa è stata una cappella voluta dai napoletani e decorata da artisti forestieri, quali Lanfranco e Domenichino. Diciamo che non fu accolta in maniera pacifica tale decisione, da quelli locali. Minacce, attentati, omicidi si sprecarono nei confronti dei poveri pittori che accettarono gli incarichi. Domenichino, colui che ci ha lasciato la più grossa eredità artistica presente nella cappella dei Tesori, ci ha persino rimesso le penne. La storia vuole, infatti, che sia morto avvelenato per mano della Cabala di Napoli. Chiamiamola anche cosca artistica locale, costituita dai tre principali militanti: Corenzio, Caracciolo e de Ribera.

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Queste ed altre vicissitudini hanno fatto sì che i tempi di completamento fossero molto più dilatati del previsto.

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In compenso, la cappella dei Tesori di San Gennaro rappresenta un vero e proprio tesoro della città di Napoli. Sicuramente una delle principali espressioni artistiche. Che si tratti delle sculture dei compatroni, conviventi con il mezzo busto del Santo, all’interno della Cappella, o degli affreschi ed altari, sta di fatto che vi incanterete ad ammirare ogni suo angolo. Un trionfo di opulenza che a tratti vi rapirà ed a tratti vi disorieterà completamente. Non saprete dove guardare.

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C’è poi, anche la cripta di San Gennaro.

Questa è posizionata proprio sotto l’altare centrale, in corrispondenza dell’abside. È stata voluta dal cardinale Oliviero Carafa, nell’anno in cui le spoglie del Santo furono traslate nella città, da Montevergine.

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Una cappella sicuramente più intima e raccolta, rispetto a quella dei Tesori.

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Cappelle a parte, o incluse, tutto il Duomo, a mio avviso, meriterebbe diverse ore di contemplazione. Dal soffitto a cassettoni, agli organi, ai lampadari, alla Pala del Perugino. Ogni angolo del Duomo è un esempio di arte, stile, eleganza. Diversi sono gli stili che si sono susseguiti, ma unica e lineare è l’armonia che li unisce.

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Uno dei più bei capolavori custoditi in una delle più belle città d’Italia.

A voi scoprire tutti gli innumerevoli dettagli e aneddoti che non vi ho raccontato.