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VITTO PITAGORICO E LA SUA CUCINA FREE FROM

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In questo articolo tengo contenti anche i vegani. Lasciamo il vitto tipico napoletano, di cui vi ho abbondantemente scritto, e ce ne andiamo a mangiare in un ristorante che rispetta la tradizione, ma la propone secondo un’interpretazione vegana e crudista.

Il nome del ristorante è Il Vitto Pitagorico ed è localizzato proprio di fronte al Museo Archeologico di Napoli. Una bella passeggiata a piedi dalla zona di San Gregorio Armeno, se amate camminare. A pochi passi dalla fermata Museo, se vi trovate in tutt’altra zona.

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Il nome del ristorante non è casuale. Qui non entriamo in uno di quei locali che mette al bando gli estremismi e favorisce la cucina tradizionale a base di verdure, come è capitato atrove.

Qui i piatti sono rigorosamente vegetariani, vegani e crudisti. Non per niente, il Vitto Pitagorico è un modo di definire una dieta alimentare improntata  su questo stile. Pitagora, filosofo e matematico, nella sua comunità, amava condividere anche i suoi principi alimentari, secondo cui la terra offre tante di quelle soluzioni nutritive da rendere superflua l’uccisione animale. Sicché, a capeggiare nella dieta del filosofo greco vi erano semi, verdure, miele, latte. Non un veganismo convinto, ma sicuramente una dieta cruelty free.

Inutile scrivervi che questo rappresenta un grande conforto anche per noi esigenti speciali.

Al Vitto pitagorico ogni portata ha la sua variante vegana/vegetariana. Il che vuol dire, consumare pasti come il nostro dirimpettaio, senza rinunciare al gusto e rimanendo tranquilli sull’assenza di certe sostanze.

Un menù ricco, quello che propone il Vitto Pitagorico, che spazia dai piatti della tradizione napoletana, vedi paste e pizze varie, fino alle proposte più innovative. Dalla canapa alla curcuma, dalle mozzarelle di arachidi a quelle di riso e sedano.

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Nel pieno del mio senso di frustrazione per non esser riuscita a consumare una pizza con mozzarella, in quel di Napoli, questa volta non me la sono fatta scappare.

Il mio piatto principale è stato questa pizza dai sapori insoliti. Zucchine, pomodorini gialli, mozzarella di riso e sedano e salsa alla zucca.

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Di filante aveva ben poco, la declinazione di questa mozzarella tendeva più al cremoso che al filante. Sicché, appena servita, quando era ancora fumante, il sapore è stato avvolgente, uniforme, e godibile. Una volta raffreddata, ho fatto fatica a buttarla giù, con tutta la quantità di mozzarella presente e un po’ ne ho scartata. Un sapore insolito, una pizza insolita, nel complesso buona e originale.

Più tradizionalista il mio compagno, con la sua margherita. Questa è stata in versione vegetariana, con mozzarella di bufala, ma nel menù è presente anche la variante vegana.

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Ad ammazzare l’attesa delle nostre pizze c’è stato questo antipasto in due, su suggerimento del personale. Lasagna crudista composta da sfoglie di zucchina, salsa al pomodoro secco e crema di formaggio agli arachidi.

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È vegana, il che vuol dire niente uova, latte e derivati e farine varie. Ciò nonostante vi ho dato solo un boccone. Il pomodoro crudo alza decisamente i livelli di nichel ed istamina, come il formaggio di arachidi. Il sapore è stato eccezionale. Una lasagna che si scioglie letteralmente in bocca. Nulla da invidiare alla versione tradizionale e cotta. Un piatto fresco, senza pretese, ma dal sapore unico. Ottima idea e ottima preparazione.

Il dessert ce lo siamo risparmiati, perché, credetemi, dopo diversi giorni a Napoli, non ne potrete più di mangiare dolci. Soluzioni vegane ce ne sono, anche su questo fronte.

Un pranzo senza rinunce, in ogni caso.

L’ambiente del locale è green, come vuole ogni buon ristorante che rispetti la filosofia di queste diete. Non mancheranno, nell’ampio spazio della sala, pareti verdi verticali e tavoli con sfondo vegetale.

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Una buona pausa Free From, dopo le bellezze del museo, senza neanche dover fare tanta strada.

In attesa di leggere i vostri commenti, vi saluto e vi rimando alla prossima.