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VINI SENZA RINUNCE ALLE CANTINE VALENTINA PASSALACQUA

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Mentre in Germania aleggia l’odore del luppolo, nel pieno dell’Oktober Fest, in Italia ci si consola (per modo di dire) con vini e vendemmia. Questo splendido rituale campestre, che ogni anno ti imprime nella mente le immagini dei tini  ricolmi di grappoli, tra i filari; delle mani stanche e sporche di succo e zucchero d’uva; dell’odore penetrante del mosto che aleggia per le strade del paese. Quello che ti fa ricordare quanto sia bello essere figlio di questa terra e ti riempie di orgoglio e nostalgia, quando sei lontano.

A latere di tutta questa poesia, quest’anno, in più,  il Movimento Turismo del Vino Italia, ha deciso di allietarci  con delle apposite giornate dedicate: CANTINE APERTE IN VENDEMMIA.

A differenza di altre volte, si va a visitare una cantina free from con i signorsì: CANTINE VALENTINA PASSALACQUA.

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Una cantina biologica, biodinamica, produttrice di altrettanti vini biologici, biodinamici, con basso contenuto di solfiti, solo lieviti naturali e, udite udite, vegani. Proprio così, vini vegani. Oh, mamma! Ma che vuol dire vegani? Il vino si fa dall’uva, è scontato che sia vegano! Questo è quello che mi son detta anche io, la prima volta, quando ho sentito pronunciare le parole vino e vegano, una dietro l’altra.

Beh, cari miei lettori, non è una cosa così scontata che i vini siano vegani. È vero che si fanno dall’uva, ma non è vero che si fanno solo con l’uva.

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Tante le sostanze che possono essere utilizzate nei processi di fermentazione e lavorazione. Prime fra queste anche quelle che vengono definiti coadiuvanti tecnologici. Sostanze spesso utilizzate, ad esempio, per chiarificare il vino.

Visto cosa può fare avere il fidanzato sommelier? Momento di ostentazione a parte, giusto per “chiarire”, la chiarificazione serve a rendere i vini belli limpidi e liberi da impurità. Queste ultime vengono assorbite dai chiarificanti (coadiuvanti tecnologici). Con essi, si depositano sul fondo e vengono eliminati al termine della lavorazione.

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Spesso questi coadiuvanti implicano l’impiego di sostanze organiche riconducibili a derivati animali, come albumina d’uovo, caseina, lisozima. Spesso, invece di queste, vengono utilizzate farine fossili. Altrettanto spesso, pur eliminandole completamente, al termine della lavorazione, queste non cessano di essere presenti sotto forma di tracce e contaminazioni.

Premesso tutto ciò, serve che spieghi ancora la quantità e varietà di allergeni presenti in un vino? Credo lo abbiate intuito da soli.

Bene, alle Cantine Passalacqua abbiamo, quanto meno, la tranquillità di degustare vini vegani, che non contengono uova, caseari, o altri derivati animali, e che in più utilizzano solo lieviti naturali.

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Proprio così, il lievito madre non esiste solo nel cibo, ma si può anche trovare nel vino.

Si ottiene dalla fermentazione dei lieviti naturalmente presenti sulle bucce dei chicchi d’uva e si può utilizzare per la vinificazione del mosto.

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Tutta questa bella lezione, solo per darvi una piccola idea di quanto io abbia appreso, in sole poche ore, nelle cantine Passalacqua.

Non vi ho detto del biodinamico. Un metodo di coltivazione che cerca di ridurre al minimo, se non eliminare, l’utilizzo di sostanze chimiche nella coltivazione. Qui si cerca di rafforzare la struttura delle piante attraverso la biodiversità, seminando graminacee accanto ai filari.

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Si utilizzano preparati biodinamici, come il corno letame, per fertilizzare. Si seguono le fasi della luna, come i buoni insegnamenti di Maria Thun e del suo calendario delle semine.

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Si fa ospitalità, per condividere con il prossimo questi valori. Si fa sostenibilità.

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Tutto risponde e riporta ad una precisa filosofia olistica.

Non vi ho detto ancora nulla, eppure vi ho detto tutto. Ma dove siamo? Come ci arriviamo in questa cantina?

Siamo nell’agro di Apricena, un piccolo Comune ai piedi del maestoso Gargano. Una montagna che custodisce, protegge e accoglie. Custodisce storia, cultura, natura, paesaggi. Protegge da intemperie, correnti e invasori. Accoglie flora e fauna in un trionfo di biodiversità. Una delle più importanti in Italia ed Europa. Accoglie genti e popolazioni. Una montagna che riempie il cuore nelle giornate più fredde e vuote. Un potpourri di colori e odori mai uguale al giorno prima, quattro stagioni all’anno.

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Proprio affacciata su questo capolavoro della natura, e sull’infinita distesa del Tavoliere delle Puglie, è collocata la cantina di Valentina Passalacqua.

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Non un nome qualsiasi, ma quello della sua fondatrice.

Valentina è una donna dalle idee molto chiare, con dei progetti molto ampi e lungimiranti e che ha fatto delle scelte di vita molto precise.

Ne potrete approfondire la storia sul sito istituzionale. Qui, mi piace parlare di sensazioni, fatti e pensieri.

Non ho speso molte parole con lei, non direttamente, ma a pelle mi è sembrata una donna forte, dai solidi valori, volitiva e ambiziosa, ma allo stesso tempo umile e mai arrogante. Una guida ferma e sicura, tanto per l’azienda, quanto per le sue bambine. Una donna ed una mamma che sa quando è il momento di intervenire per prendere decisioni ed indicare la retta via, senza mai prevaricare ed imporre. E sa anche quando è il momento di rimanere un passo indietro per lasciare spazio a chi ne può raccontare di più. Senza invidie o paure o competizioni. Tutto nasce e si sviluppa dalle collaborazione e dal mutuo scambio di saperi. Questa è per me Valentina Passalacqua. Questa è per me la sua azienda e la sua filosofia di vita e di lavoro. Questo il suo contributo alla crescita di un territorio e della sua economia.

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Questa anche l’impostazione di tutta la giornata evento. Esperienze, racconti, profumi, sguardi, sorrisi, allegria, spensieratezza, relazioni e, chiaramente buon cibo, buon vino e tanta natura.

Abbiamo fatto yoga e respirato aria pulita.

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Abbiamo ascoltato e imparato sul territorio, dallo storico Domenico Antonacci.

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Abbiamo ascoltato e imparato sui vitigni dall’agronomo Nello Biscotti.

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Abbiamo conosciuto ogni angolo dell’azienda, grazie a Valentina, al suo collaboratore Giovanni, e la sua simpatica e, a tratti, stravagante famiglia. Non  dimenticherò mai l’allegra lucidità e piacevole compagnia di mamma Grazia.

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Abbiamo degustato vini e buon cibo vegano e vegetariano.

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Qui a parlare sono stati i gustosi manicaretti dello chef Costantino Maccarone. Un creative food artist che si esprime al meglio in un progetto dal nome Vegargan: vegetariano e vegano con i soli prodotti garganici. Inutile dirvi che anche il nostro menù ha rispettato questi canoni. Guardate un po’.

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Poi, ancora, abbiamo messo mani e piedi nell’uva. Toccato con mano il lavoro quotidiano. Sperimentato.

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Siamo tornati a casa dopo aver stretto mani di persone che conoscevamo o che, appena incontrate, ci è sembrato di conoscere da una vita.

Tutto questo è stata la mia giornata Cantine Aperte in Vendemmia da Valentina Passalacqua. Tutto questo solo un piccolo assaggio dei saperi e dei sapori conservati nel suo vino. Finalmente anche un vino con pochi allergeni. Finalmente anche un vino per noi. Come altri, anche lei un esempio da seguire.

Dilungata oltre ogni limite, come mi capita solo quando sono molto presa da un’esperienza, che vi è sembrato? Direi che una visitina la merita tutta. Poi fatemi sapere.

Noi ci vediamo alla prossima con i nostri giri per Praga.

A presto.