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UN PRANZO RADICAL VEGAN IN QUEL DI GENOVA

Vegan

Proprio così, in questo post vi parlo di vegan, di quello puro puro, per amanti e convinti del genere.

Siamo a Genova, praticamente a due passi dalla Cattedrale di San Lorenzo, in un localino che si chiama La Cucina di Giuditta.

A leggerne il nome, prima di recarmici direttamente, suonava come il titolo di una di quelle osterie improntate tutte sulla tradizione. Di quei porti sicuri per gli amanti della cucina locale, magari in chiave vegan, ma pur sempre rassicuranti e genuini, come la “cucina di mammà”.

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Ecco, dimenticate tutto ciò! Qui il vegan raggiunge livelli gourmet, fino a meritare la menzione nella Guida Michelin 2016.

Davvero? Sì e non solo. Giuditta, con il suo punto vendita gastronomico ed il suo ristorante, ha incarnato un vero e proprio stile di vita.

Partiamo dalla location.

Tutto, o quasi, è realizzato con materiali biodegradabili, altamente sostenibili e di bassissimo impatto ambientale. Dal pavimento in linoleum alla pittura con azione fotocatalitica. Mamma che paroloni. Nossignori, qui c’è poco da fare ironia. Il progetto è serio, coerente, allineato all’intera filosofia, che ne è alla base.

“Promuovere ed utilizzare tutto ciò che è bio, di origine naturale e vegetale, per migliorare la salute dell’uomo e del pianeta.”

Ragazzi, qui si fa sul serio. Se non mi credete, fatevi un giretto sul sito internet dell’azienda e leggete voi stessi.

All’occhio comune, quello del normale avventore, che entra senza curarsene molto, il posto risulterà gradevole. Tutto l’arredo in legno chiaro, rilassante e godibile. Se come me, ci arrivate dopo una giornata in piedi, vi ringrazieranno mente e corpo e, fra poco, anche stomaco e palato.

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Siamo solo alla location, non dimenticate.

Passiamo alla cucina, quella che più ci interessa.

Anche qui non c’è nessuna improvvisazione, anzi. Qui c’è un notevole e approfondito studio. Ci sono dei principi alla base che escludono, il più possibile, il consumo di alimenti contenenti chimica, che vorrebbero insegnare a mangiare, soprattutto vegetariano o vegano.

C’è addirittura un indirizzo culinario che segue gli insegnamenti di Chaterine Kousmine. Una donna, un medico, una nutrizionista che, con il suo metodo, ha fatto storia. Non vi dico nulla, approfondite e scoprite, se non conoscete già, s’intende.

Per me si è aperto un mondo. Lo dico in totale franchezza. Non sono vegana e non credo lo diventerò. So di tirarmi molte antipatie, ma spesso non ho capito le reali ragione alla base di tali scelte, così radicali. In realtà non le ho solo, mai, approfondite. Mi ci sono avvicinata per necessità. Ve l’ho già scritto in un’altra circostanza: per me, come per gli intolleranti a molti prodotti di origine animale (lattosio, caseina, uova, ecc), i locali vegani sono porti sicuri.

Questo locale mi ha letteralmente spiazzata e provocata, diciamo così. Per quale ragione? Beh, innanzitutto perché ho dovuto cercare sul dizionario (on-line) molte della parole che ho letto e sentito. Mi sono dovuta informare, ho voluto capire chi fosse questa (senza offese) Kousmine. Ancora, i canoni Feng Shui alla base dell’arredo dei locali. Canoni cosa? Da svilupparci una tesi di laurea, anzi no, diverse tesi di laurea.

Giuditta è una donna che, senza conoscere né aver mai visto, credo abbia saputo rispondere con i fatti, in maniera assolutamente valida e convincente, a tutti coloro che sostengono quanto la filosofia vegana sia solo una moda passeggera, per radical chic. Sicuramente bisogna avere una profonda dose di “radical” nel DNA, per sposare seriamente uno stile di vita vegano, ma conoscetelo, prima di criticarlo. Lo dico a me (al mio passato) prima che a voi.

Bene, dopo questo bel sermone, conosciamo da vicino i piatti che ci offre Giuditta.

Signore e Signori, ecco a voi il mio pranzo radical vegan:

Benvenuto dello chef: tofu e tisana disintossicante. Questo è molto macrobiotico. Questo (il benvenuto dello chef) si fa anche in ristoranti di un certo tipo.

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Primo piatto: spaghetti di soia, tofu, verdure, olio profumato alla menta e limone.

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Secondo piatto: tempeh, agrumi e riso venere. 

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Dessert: caprese vegana al fondente, mandorle, mela cotogna.

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Devo aggiungere altro? A voi cosa sembra? I piatti: delle opere d’arte. Il gusto c’è e si sente. E’ un gusto particolare, non per tutti, qui bisogna crederci davvero.

Il menù è stato interamente senza lattosio, senza caseina, senza uova, senza conservanti, bio e, ovviamente, vegano. Leggetelo tutto d’un fiato, mi raccomando.

Scherzi a parte, facendo sintesi, qui ho toccato con mano il vero vegan. Quello che non scegli per ripiego e che, anzi, non consiglio affatto se ci venite per ripiego. I piatti sono per palati raffinati, per palati selezionati, che si autoselezionano. Ammetto che la mia iniziazione al vegan sia avvenuta oggi. Prima d’ora, non avevo mai toccato, così da vicino, una cucina così alternativa, radicale, una filosofia così convinta e dolcemente sussurrata.

I piatti non richiedono altri commenti, fateci un salto e giudicate voi. Come se non bastasse, infatti, a Genova, sono presenti anche due negozi di gastronomia, da loro gestiti, in cui poter consumare un pasto veloce. Volete sapere dove? Date un’occhiata voi stessi, sul loro sito internet.

Intanto proseguiamo il nostro viaggio. Nel prossimo post vi parlo ancora di Genova, quella turistica, e di un progetto per noi intolleranti alimentari.

Bye Bye, see you soon. A presto, per chi non mastica l’inglese.