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RAPOLLA: CASTAGNE, CANTINE E VINO FANNO UNA SAGRA

Rapolla

Vi avevo detto che questo è il periodo delle sagre e questa è una di quelle che stavo aspettando, almeno dalle mie parti. Mi sto riferendo alla Sagra della Castagna che, ogni anno, si tiene nel Parco Urbano delle Cantine di Rapolla.

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Andiamo per ordine, perché qui bisogna innanzitutto spiegare dove siamo.

Rapolla è un piccolo borgo, neanche 4500 anime, situato in Basilicata, provincia di Potenza, a due passi dalla più nota Melfi.

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Fatta la dovuta presentazione, che potrete reperire e approfondire su più note enciclopedia on-line, cos’ha di attrattivo questo posto?

Di sicuro le terme. Siamo in una zona vulcanica, dominata dal maestoso Monte Vulture, che di cattivo ha di essere un’area molto sismica, di buona ha le sorgenti rigeneranti delle Terme. Queste non sono proprio all’interno Borgo, ma un po’ più defilate, nelle aree rurali.

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Architettonicamente è un borgo abbastanza antico, con insediamenti che risalgono ad epoche davvero molto lontane, e tracce visibili nelle strutture campestri.

Ha anche la sua bella cattedrale, affacciata su un ampio belvedere, molto antica anche questa.

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Molto semplice davvero, ma con dettagli interessanti, come il crocifisso albero della vita (datato 1500).

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Non per liquidare in due parole ciò che può esserci da ammirare in un Comune come Rapolla, ma è su altro che vorrei focalizzare questo articolo.

Rapolla, infatti, oltre ai suoi scorci, ha qualcosa di più suggestivo: le Cantine.

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Siamo in una zona ad alta produzione vinicola. Attenzione, però, non sto parlando di grandi etichette o fiumi di nettare. Sto parlando di produzioni caserecce, genuine, di buona qualità e dal gusto unico.

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In molti casi non troverete altre aggiunte nel vino. Tutto il processo avviene naturalmente. Niente solfiti o lieviti chimici e niente coadiuvanti. Forse, anche per questo, non parliamo di industrie, ma di piccole Cantine.

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Siamo anche in una zona ad alta produzione di castagne.

Ai lettori che soffrono di intolleranze alimentari non devo spiegare che le castagne sono prive di glutine. Sono anche molto ricche di amido e per questo, una volta, erano definite il pane dei poveri.

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E cosa succede se, a Rapolla, castagne e vino si uniscono? Succede la sagra della Castagna nel Parco Urbano delle Cantine.

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Cosa sia il Parco Urbano delle Cantine, facciamo che ve lo mostro direttamente.

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Si tratta di grotte scavate nel tufo vulcanico risalenti, almeno, a più di un secolo fa. In queste grotte, essendoci umidità e clima costanti, sono collocate diverse Cantine produttrici di vino.

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La Sagra della Castagna è un evento che si sono inventati circa 15 anni fa per ridare loro vita e promuovere i prodotti locali di punta: vino e castagne.

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Fin’ora sono stata molto didattica, passiamo alla parte più viva e diretta del racconto.

Il mio primo impatto con Rapolla mi ha lasciata parecchio scettica. Non è la prima Sagra della Castagna a cui partecipo. La più vicina Melfi ha sicuramente molto più da offrire sotto diversi punti di vista. Mi son detta “Tutto qui? Mezza giornata e andiamo via”.

Ecco a fine giornata mi han dovuta tirar via a forza.

Non fatevi ingannare dall’apparenza ridotta e a tratti fatiscente. Queste Cantine nascondono tesori, ricchezze e ospitalità. Un fortissimo senso di ospitalità che non ho trovato neanche in molte località turistiche ben più note.

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In occasione della Sagra, infatti, oltre ai classici chioschetti, in cui le aziende promuovono, fanno degustare e vendono i loro prodotti tipici, le Cantine vengono aperte al pubblico.

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Potrete visitarle, conoscere i proprietari, che sono anche produttori, avere un incontro faccia a faccia con la cultura di questa terra.

In molte di esse potrete anche fermarvi a mangiare. Un panino, pettole fritte (piccoli panzerottini), carne, tanta carne, o interi pranzi.

Quello che non mancherà è sicuramente il loro vino. Che sia Malvasia o Aglianico, che sia a 0,50 € il calice o offerto da una famiglia particolarmente ospitale, amabile o fermo, va assaggiato. Se avete problemi con l’istamina pochi sorsi, se no quanto basta per poter tornare a casa con una guida sicura.

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C’è persino chi sostiene che il buon vino di Rapolla vi farà navigare meglio del wi-fi.

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E poi ci sono loro: le castagne, in tutte le forme possibili.

Crude da comprare, caldarroste sul carbone e sulla legna, sotto forma di crema a condimento di dolci che possono rivelarsi “la fine del mondo”.

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Chiaro che sto parlando di dolci senza lattosio né caseina. E chiaro che le castagne (inclusa la crema) sono senza glutine.

Non mi son fatta scappare nulla di tutto ciò: dalla colazione, alla merenda, al pranzo.

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Sbaglio o alle sagre si viene per mangiare? Con tutta questo ben di Dio free from, poi.

Due parole sul pranzo? Sì, dai.

Consumato nella Cantina Tenute D’Auria, preparato dagli chef Andrea Barone e Pasquale Caselle, è stato un pasto adatto a molti.

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Fave e cicorie (classico), senza lattosio, caseina. Pasta fresca con ceci e peperoni cruschi, senza lattosio, come anche la carne ai funghi. Non proprio free from il dessert, che forse un po’ di lattosio lo conteneva. Un pranzo senza conservanti, additivi, genuino e soddisfacente. Locale per i forestieri.

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Il contesto della Sagra si è rivelato una favola, anzi, un presepe. Che volgiate lo sguardo verso il paese o verso le Cantine, il colpo d’occhio è questo e vi coinvolgerà sempre di più, man mano che lo vivete.

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La gente del posto, semplice e modesta, vi accoglierà con tutto il suo calore, facendovi sentire parte delle loro famiglie. Vi aprirà le porte delle loro case, ve le farà visitare, mentre degustate un bicchiere di vino da loro offerto.

Direi che più che una sagra, è un borgo che vi apre le braccia e vi offre tutto ciò che ha. Poco, forse, per molti, ma tanto per loro. È tutta la loro ricchezza. Vale la pena conoscerla per l’autenticità che solo piccoli scrigni come questi possono ancora custodire.

Ultima chicca prima di salutarvi: questa bancarella artigiana.

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Fischietti e calamite in terracotta, fatte a mano da Lina Moscaritolo e vendute in queste occasioni da suo marito, Michele Marmora, che con il ricavato paga le spese del Museo della Civiltà contadina di Melfi, ad ingresso gratuito. Se lo beccate in giro da queste parti, fermatevi a curiosare.

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Loro non sono locali, meglio, non risiedono a Rapolla, ma in un paesino vicino. Non voglio dirvi nulla, perché merita un articolo a parte, in una futura circostanza. Vi dico solo che è un pozzo di scienza della civiltà e cultura contadina locale. Ci ha incantati con i suoi racconti fino a farci perdere la cognizione del tempo e non esagero a scrivere questo.

Vi lascio un piccolo assaggio, fuori contesto perché riguarda Melfi, ma serve a rendervi l’idea di quante ne sappia lui.

Ah, se poi vi siete persi questa, c’è anche la Sagra di Melfi che merita una visita. Parlo sempre di castagne. Dobbiamo, però, aspettare il penultimo week-end di ottobre.

Chiudo l’articolo, dicendovi che lo spettacolo serale di questa Sagra è da togliere il fiato e vi catapulta indietro nel tempo. Questo non ve lo mostro, così sarete invogliati a vederlo direttamente.

Che ne pensate? Piaciuto? Viverla è meglio che leggerla.

Alla prossima!