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PADRE BIO: A PRANZO A CASA DI UN AMICO CHE SA CUCINARE

Padre Bio

Dopo tutta la carica emotiva (la mia almeno) dell’ultimo post, qui si va a pappare da Padre Bio.

Non l’ho fatto apposta, davvero. So che dal nome sembra sia andata a mangiare in una delle mense dei Monasteri visti prima, ma Padre Bio è un ristorantino nel cuore di Trani vecchia.

Siamo nel centro storico ed il suo colorato ingresso è questo.

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Lo ammetto, non mi ci sono imbattuta per caso. Anche perché non è la prima volta che passo da questa strada e non lo avevo mai notato. Me ne hanno parlato come un locale molto adatto a chi sposa una dieta vegana.

Io vegana non sono, ve l’ho scritto e ripetuto mille volte, ma la garanzia di zero contaminazioni che dà un ristorante vegano, rispetto ad altri, per certe intolleranze, pochi la danno.

Perché si chiami così, ammetto, ho dimenticato di chiederlo al titolare. Un nome curioso, dietro cui ci sarà sicuramente un significato, ma che per ora ci rassicura sul piano Bio.

Dunque, l’impatto è stato “Caspita, è più piccolo del salone di casa mia“. Un locale unico, direi un monolocale. Pochissimi tavoli, forse 15 – 20 posti a sedere, in inverno almeno. Cucina a vista, anzi, cucina proprio di fronte ai tavoli, separata solo dal bancone.

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La sensazione è stata quella di entrare a casa di un amico che vi sta aspettando per il pranzo. Sapete quando in comitiva c’è quello che, ai fornelli, se la cava che è una meraviglia e si diverte ad organizzare pranzi per tutti. Ecco, la sensazione è stata questa. Entri, lui è lì che smanetta vicino ai fornelli, la pentola con la minestra che “borbotta” è sul fuoco, il profumo vi invita a sedervi, ancora prima che lo faccia lui. Arredo stile etnico, pochi oggetti personali, in giro. Appendete giacca e borsa e fate come se foste a casa vostra, vi aspetterete di sentire, da un momento all’altro.

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Un monociclo parcheggiato accanto ad uno dei tavoli, un separè scorrevole ed orientaleggiante, in compensato, per accedere al bagno. Tutto pulito ed al suo posto. Ma la sensazione, vi ripeto, è quella di entrare a casa di un amico dell’università bravo a cucinare.

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Così ti siedi al tavolo in cucina, lo osservi mentre prepara, ti rilassi, magari gli racconti la giornata, lui ti racconta la sua e si aspetta che il pasto sia pronto. No che non è stata questa la conversazione, vi sto ancora parlando di sensazioni.

In realtà lui, il giovane titolare, è molto cortese e composto. Il fatto che potessimo essere quasi coetanei, come anche gli altri avventori presenti, non lo ha assolutamente fatto sentire autorizzato a darmi del Tu.

Mi ha consegnato il menù e spiegato le portate del giorno. Al mio “Devo informarla che ho un po’ di intolleranze alimentari, fra cui i caseari“, la sua risposta è stata “Tranquilla, qui i caseari non sono mai entrati“. Grazie a Dio, anzi, a Padre Bio.

Non la tiro per le lunghe, vado dritta ai piatti.

Zuppa di cicerchie, sivoni e verdure. Calda, genuina, rifocillante. Cosa sono le cicerchie? Legumi. Legumi diffusi in Puglia, principalmente nel barese, che hanno le sembianze di lupini. Il gusto è una via di mezzo fra le fave secche ed i ceci. Un piatto sano, proteico, lattosio, caseina, uova, pesce, carne. Un piatto vegano, che va bene a molti, per non dire tutti. Ah, anche bio, s’intende.

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Secondo, anzi, più un contorno: polenta arrosto con caponata di verdure. Un piatto come sopra. Stessa assenza di allergeni, senza che vi ripeta la medesima litania. Gustosa. La polenta ripassata è anche una cosa mezza tipica, da queste parti. Non proprio questa, più che altro quella fritta, sotto forma di “scagliozzi”. Ma poi ve li racconterò.

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Dessert? Certo! Ne ho consumato uno, ma ve ne racconto due.

Crumble con yogurt di soia, sciroppo d’acero, melograno e mela cotogna. Un dessert vegan, come il resto del menù, d’altronde. Particolare, curioso e cremoso. Sicuramente la nota dolce è data dallo sciroppo d’acero. Il timore del titolare è stato che mi risultasse un po’ aspro. Invece è stato godibile.

Il secondo è stato molto cioccolatoso. Non ho mangiato anche questo, ma lo stava preparando per l’altro tavolo e gli ho gentilmente chiesto uno scatto per i miei lettori.  Precisamente, composto da croccante, cioccolato, castagne e riduzione di ibiscus. Il sapore non lo conosco, ma senz’altro fa gola.

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Nomi nuovi sono venuti fuori da questo menù: cicerchie, sivoni, ibiscus. Le prime ve le ho spiegate. I sivoni sono erbe spontanee che crescono da queste parti. L’ibiscus un fiore, principalmente utilizzato per infusi e tisane.

Una cucina contadina, locale che più locale non si può, quella di Padre Bio.

Un pranzo senz’altro piacevole e ristoratore. Come piacevole è stata la compagnia del titolare/chef/e tuttofare. Ok, non eravamo in tanti. Io al mio tavolo ed una coppia di amici ad un tavolo più interno, ma ha saputo gestire tutto, senza far mancare nulla a nessuno. Incluse le risposte a tutte le mie domande e amichevoli conversazioni sulle materie prime appena citate, sconosciute anche a me che, in Puglia, ci vivo.

Tirando le somme, posso dirvi che le sensazioni avute all’ingresso non sono state tradite. Un pranzo a casa di un amico dell’università, molto bravo a cucinare, con una spiccata vena creativa e che la sa lunga sulla genuinità dei prodotti locali.

Un locale Bio, sicuramente alternativo rispetto alla media dei locali che potrete trovare a Trani e di cui, la scorsa volta, vi ho dato solo un piccolo assaggio.

Se amate il genere, non perdetelo e fatemi sapere.