Città, Cultura, ITALIA, Lombardia

NAVIGLI, DOVE MONDANITÀ E POESIA SI INCONTRANO.

Navigli

“Ci sono città di evidente bellezza che si danno a tutti, e altre segrete che amano essere scoperte. Milano appartiene a questa specie, al punto che riesce difficile stabilire le ragioni del suo fascino (…)”. Credo che Carlo Castellaneta non potesse esprimere nel modo migliore le sensazioni che una città come Milano susciti. Anzi, c’è una parte di essa, in particolare, che racchiude tutta l’essenza di questa frase: i Navigli.

Una zona antica, grazie al quale, se vogliamo, hanno avuto origine le sue più note bellezze. Attraverso i canali dei Navigli sono stati trasportati i materiali con cui è stato tirato su il Duomo, per esempio.

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Nati per la navigazione, il trasporto merci su acqua, sono divenuti, sempre più, richiamo di vita sociale, diurna e notturna.

Basti pensare al Mercato Comunale che costeggia la Darsena, alla Fiera di Sinigaglia ed alla miriade di locali che costeggiano il Naviglio Grande.

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Proprio questo, insieme al Naviglio Pavese, sono quelli più conosciuti e frequentati da turisti e residenti.  L’uno per la frenesia a l’allegria della vita fuori casa, l’altro per la sua tranquillità ed il fascino tipico di una Capitale nordeuropea.

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Arrivarci è molto semplice. Per i più pigri, o distanti, ci sono diversi mezzi che fermano al capolinea di Porta Genova. In alternativa, potreste concedervi una lunga  passeggiata dal Duomo, lungo via Torino, le Colonne di San Lorenzo, Corso di Porta Ticinese e, infine, Piazza XXIV Maggio.

Una delle 12 strade più belle d’Europa, secondo il New York Times, che riesce a rispondere, a pieno, a tutti i gusti dei viaggiatori.

Per gli amanti dello street, che sia food o art non ha importanza, la strada, qui, diventa protagonista.

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Ancora, gli amanti della vita mondana, dei mercatini, dell’happy hour, piuttosto che del gourmet, troveranno di che cibarsi.

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E poi ci sono gli angoli nascosti, quelli che bisogna conoscere prima, per poterli notare. Quelli che stanno lì, discreti, da secoli. Quelli di cui nessuno si accorge, finché non c’è qualcuno, più attento, che punta il dito e ti dice “Guarda lì, che strano, andiamo a vedere“.

La mia prima tappa ai Navigli è stata per questa ragione, per venire a vedere un angolo ignorato per anni e avvolto solo dallo scroscio dell’acqua.

Mi sto riferendo al Vicolo dei Lavandai.

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Una stradina sui generis, diversa dalle altre che si diramano dal Naviglio. Il vicolo è sovrastato da un tettuccio in legno e segue il corso di un piccolo canale. Quello in cui le donne, fino a qualche decennio fa, venivano a lavare il bucato.

Beh, per un attimo mi son sentita una di loro. Fradicia fino alle ossa per la pioggia, a sperare nel bel tempo, accovacciata su una delle pietre inclinate, ancora presenti. Le stesse su cui strofinavano i panni le lavandaie. Ho chiuso gli occhi e mi è sembrato di sentirlo ancora lì, il loro allegro brusio e gli intonati canti, al caldo sole della primavera. O il rabbioso silenzio, interrotto solo dalle frivole discussioni, al gelido vento d’inverno.

Un luogo che profuma di passato, romanticismo, vigore. Un’acqua che sembra ancora intorbidita dallo sporco degli indumenti e dalla schiuma del “palton“, questo impasto fatto di cenere, sapone e soda, che impregnava queste stesse pietre.

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Un angolo di Milano che decanta lo scorrere della quotidianità e che, nonostante l’incalzare della modernità, ha conservato, per decenni, antichi rituali, lasciandone intatta la memoria.

Tutto questo inneggiare al lavoro delle donne ed il vicolo è dedicato ai lavandai, invece che alle lavandaie? Ma di che parliamo? Parliamo del fatto che, in tempi remoti (XVIII secolo), ad occuparsi del bucato erano i lor signori.

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Ecco come far diventare grottesca la pellicola di un film in bianco e nero, che racconta scene di vita romantica e familiare.

Scherzi a parte, quella dei lavandai, in passato, è stata una cosa seria. Talmente seria da indurli a costituire una vera e propria confraternita. Pensate (e ora mi sto sentendo Alberto Angela) che questa associazione di amanti del bucato risaliva addirittura al 1700 e riconosceva in Sant’Antonio da Padova il loro patrono. Quest’ultimo ha persino trovato una rappresentazione in un’altare della vicina chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio.

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Ve lo sareste aspettati da una città modaiola e sempre sul pezzo come Milano? Non nascondo che quando l’ho scoperto son rimasta abbastanza spiazzata.

Comunque, quella dei Navigli è senz’altro una delle aree più vive e autentiche del capoluogo lombardo. Le strade in cui tutti si incontrano, da cui tutti passano, almeno una volta, ed in cui si torna con facilità e felicità.

Dalle foto, avrete ben intuito che me la son gustata in tutte le salse, con la pioggia, con il sole, per passeggiare e mangiare?

Voi? Ci siete mai stati ai Navigli? Un grande classico che custodisce una grande ed insolita curiosità.

A voi i commenti.