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MLEJNICE E TANTA BUONA BIRRA BOEMA

Mlejnice

Mlejnice, questo è il nome, intraducibile in italiano, del ristorante a cui dedico l’articolo.

Siamo a pochissimi passi dal quartiere ebraico di Praga, ma anche da Clementinum, dal Ponte Carlo e da molte altre attrattive.

Siamo anche a pochi passi dall’ufficio postale, casomai qualcuno volesse ancora spedire una cartolina ad amici e parenti.

E niente, a Praga tutto è a portata di mano.

Ho scelto Mlejnice perché ne ho letto e sentito bene a proposito della cucina tipica e della birra.

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Sapevate che la Repubblica Ceca è lo Stato in cui, in assoluto, si beve più birra pro capite. Due possono essere le ragioni: o è un Paese di ubriaconi, o la birra è davvero buona.

Ne hanno per tutti i gusti, ma le birre di punta sono due: la Pilsner e la Gambrinus. La prima l’avremmo bevuta almeno una volta in vita nostra. La seconda, dalle mie parti, ricorda più un liquore alla ciliegia. È buono tutto.

Volete che apra una parentesi sulle birre ceche? Sì, dai, piccola piccola.

In realtà il nome e cognome della “bionda” è Pilsner Urquell. Ma è su Pilsner che voglio porre l’accento.

Il nome è di origine tedesca e si rifà alla città da cui ha avuto origine: Plzen, prima che facesse il giro del mondo. Dicevo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ne ha tirato un sorso perché la pilsner ha una sua precisa identità: leggera, amara, dissetante, “luppolosa”. Non sarà che abbia dato origine alla più nota tipologia birraia pils? Certo, proprio così. Tutte le lager pils presenti in commercio si sono ispirate a questa.

Per par condicio vi parlo anche della “rossa”: la Gambrinus.

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Molto più giovane dell’antica Pilsner, la località da cui ha origine è la stessa. Prende il nome del patrono della birra: Gambrinus, appunto. Un fiammingo dal gomito sempre alto.

Si trattavano, e si trattano, bene i cechi. Ci credo che ne consumano così tanta. Viste le loro temperature invernali, poi.

Chiusa questa piccola parentesi sulle birre ceche, torniamo al nostro Mlejnice.

Qui potrete senz’altro gustare della buona birra tipica, senza dover macinare chilometri per arrivare nella specifica regione boema di produzione.

Cibo e bevande non vi deluderanno. Chiaro che agli intolleranti a lieviti, istamina ed ai celiaci ho solo sferrato una lunga serie di pugnalate, con tutta questa birra. Però dai, se non siete gravi un sorsetto potrete tirarlo anche voi. Almeno per bagnarvi le labbra. Questo non vale per i celiaci o i gluten sensitive.

Sempre tornando a Mlejinice, la location è quella di un’osteria tipica boema, arredo incluso. Tutto di un tempo.

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Pensate che il nostro tavolo era una vecchia macchina per cucire, con il pedale sotto, ricordate? Forte!

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Per quanto riguarda il cibo, anche da Mlejinice, come in altri ristoranti che vedremo, si tocca l’essenza della cucina tipica.

Il mio antipasto, e si fa molto per dire antipasto: salsiccia boema con salse. Sicuramente senza lattosio, né caseina, né uova. Maiale e spezie. A dispetto del colore che fa presupporre una certa piccantezza, è molto dolce. Sicuramente non leggerissima.

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Piatto principale: il gulasch ceco. È una declinazione di quello unghrese, in quanto cotto nella birra e servito in questa pagnottella casereccia. Che volete che vi dica? Niente lattosio, niente caseina, niente conservanti, niente uova. Solo carne, cipolla, birra, spezie, verdure e pane. Genuino, saporitissimo, molto nutriente. Meglio a pranzo che a cena, almeno per noi mediterranei.

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Per il mio ragazzo una steak con fagiolini. Molto classico, ma con molti meno allergeni. Senza lattosio, caseina, nichel, istamina. Senza niente. Carne e verdure.

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Allora? Vi ho fatto venire fame? Spero di avervi quantomeno fatto venire sete.

Ditemi la vostra, se siete già stati da Mlejnice.

A presto.