Città, EMILIA ROMAGNA, Mare

MARE RIMINESE: UN IMPERDIBILE MUST TUTTO L’ANNO

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Come lo chiudiamo questo viaggio a Rimini – Parte Seconda? Con una visita al mare in abiti autunnali.

Dimentichiamoci la Rimini che non ti aspetti, quella storica e rinascimentale e approcciamoci al versante di Rimini più noto ai turisti.

Siamo nella zona dove sorgeva il Kursaal e lo Satbilimento Idroterapico, quando tutto iniziò e si pensò di valorizzare la più grande risorsa che Rimini potesse offrire: il mare.

In realtà la mia è stata una lunga passeggiata rilassante, in quella che doveva essere l’ultima mattina di incontri e saluti al Gluten Free Expo.

A pochi passi dalla stazione centrale di Rimini, ha inizio un lungo viale che vi condurrà dritti dritti alla zona dei bagni: Viale Principe Amedeo.

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Un lungo viale alberato, delimitato su ambo i lati da ville più o meno lussuose, sorte contestualmente allo svilupparsi della vita balneare riminese. Una zona chiaramente residenziale e borghese. Una zona palesemente in letargo, durante la stagione fredda.

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Appena imboccato il Viale scorgerete subito il monumento che più di tutti attira l’attenzione: la Fontana dei Quattro Cavalli. Una fonte che ne ha avuti di grattacapi. Sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale, poi rimossa, poi ricollocata, anzi, ricollocati solo i cavalli, perché la fontana originaria è andata distrutta.

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Una fontana che si fa guardare e fotografare. Una fontana monumentale, con i suoi quattro cavalli che, maestosi, spruzzano acqua dalle loro narici e sorreggono una enorme vasca atta a raccoglierla dal più alto getto sovrastante.

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Un angolo verde di Rimini, in cui consumare ore liete di relax. Un parco, quello in cui è incastonata la Fontana, che un po’ rappresenta il polmone della città. Scorgerete pensionati a leggere il giornale, mamme con i passeggini, pochi, risicati turisti a scattarsi selfie dinanzi al monumento.

Il Parco è quello di Federico Fellini, come Fellinia è questa enorme macchina fotografica delle Officine Galileo.

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Il cerchio si chiude, sempre di pellicole si parla. A volerla, e costruirla, il fotografo Elio Guerra, come residenza estiva della sua attività. Così, accanto a quelli che erano i lampioni a forma di gelato, i bar a forma di fungo, c’è questa ulteriore architettura a rendere riconoscibile il simbolo popart della riviera.

Vorreste passarci avanti e non scattare una foto? Impossibile. Tutti lo hanno fatto e tutti lo faranno.

Dal Parco Fellini partono poi le vie della mondanità riminese e romagnola.

Viale Vespucci, dove a interrompere la lunga schiera di hotel, ristoranti e discobar, ci sono i negozi di alta moda. Qui siamo nella zona vip, che ha popolato e popola le vie nelle umidi notti e calde giornate d’estete. Aristocrazia, borghesia, benestanti hanno scritto e scrivono la storia rosa di questo angolo di Romagna.

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E poi c’é Viale Colombo, che segna il confine del Grand Hotel. Tutto può succedere qui: “delitti, rapimenti, notti di folle amore, ricatti, suicidi…” A dirlo è il grande Fellini, che qui ci ha vissuto e ce lo ha mostrato in molte delle sue pellicole.

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Così, immersi fra le scene di un film, fra uno scatto e un respiro a pieni polmoni vi affaccerete finalmente sul lungomare.

Un susseguirsi di stabilimenti, bar, ristoranti dormienti. Il cuore pulsante della vita che, in questo periodo, rallenta i battiti, chiude gli occhi e lascia spazio ai ricordi dell’estate che è stata.

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Impossibile non allungarsi fino alla riva. Salite sulle dune e seguite le orme di chi porta a spasso il proprio cane o mantiene asciutto il proprio fisico, fra un pranzo di Natale ed uno di Pasqua. E mentre loro corrono col fiatone, in attesa di sfoggiare i risultati di tanto sforzo, voi godetevi questa bella passeggiata a suon di onde, verso il Porto.

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Qui, dove il Marecchia incontra il mare, si consuma la vita dei pescatori riminesi e non solo. Pescatori di professione e pescatori per passione.

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Per gli amanti del pescato è qui che si acquista la materia prima a Km 0. Quella che nei ristoranti insaporisce le zuppe e porta un pezzo di questo mare a tavola.

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E, infine, non passerà inosservato lui, il guardiano del mare: il faro. La guida dei pescatori, il gigante buono, il ciclope che con il suo occhio illumina la retta via ai marinai. Il luogo ideale in cui passeggiare, godersi il sole nelle fredde giornate d’inverno, leggere, e trovare ristoro.

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Da amante della tranquillità, ho trovato questo posto godibile e rilassante. Degno di un arrivederci a chissà quando, a questa città. Dopo averne sviscerato storia, arte, archeologia e sapori, non potevo farmi scappare il mare e non dovete farlo neanche voi. Infondo, se sappiamo apprezzarlo, può regalarci dolci momenti e indimenticabili ricordi quattro stazioni all’anno.