Città, Lombardia, VEGANO

LA TAVERNA GOURMET PER UNA PIZZA VEGANA DI ALTO LIVELLO

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In che altro modo avrei potuto chiudere il mio viaggio a Milano, se non con una cena gourmet? Avete ragione, vi ho tartassati con questa storia del gourmet a Milano, ma se vi ricordate il mio post di inizio 2017, nella lista dei desideri, c’era la città ambrosiana artistica e gourmet. Artistica non lo è stata tanto, più alternativa ed architettonica, ma gourmet decisamente sì. Così, dopo l’alta cucina vegetariana, lo street food fusion, la cucina tradizionale, ce ne andiamo in una pizzeria di alto livello.

Il suo nome è La Taverna Gourmet, la sua localizzazione in via Andrea Maffei, una parallela del più frequentato Viale Montenero.

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Ci sono arrivata perché, da quando l’hanno aperta, ne sento parlare da Anna Lisa. Questa mia cara amica pugliese, trapiantata a Milano, non si è mai risparmiata nell’inviarmi foto, commenti e quanto necessario a farmi venire l’acquolina in bocca. Così, questa volta, a Milano ci son venuta con l’intenzione precisa di provarla.

L’ambiente la dice lunga su quello che sarà il servizio e, più di tutto, il cibo.

Nulla di convenzionale, ma qualcosa che ha già un sapore esclusivo.

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La location è elegante e raffinata. Non di quell’elegante stile sala ricevimenti, che forse mette anche un po’ in soggezione. Una raffinatezza più dal sapore vintage, con dettagli moderni. Le sedute ricordano più la metà degli anni ’90, il legno più il calore di casa. Tutto ha una tendenza scura, con tonalità che vanno dal marrone, all’oro, al petrolio. I coperti sono numerosi ma non ammassati. C’è spazio per tutti ed in diversi punti del locale. Dal soppalco, alla sala principale, all’area limitrofa al banco di lavoro.

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Ebbene sì, le pizze vengono preparate tutte, rigorosamente, a vista, nello spazio che, più di tutti, richiama l’attenzione. Sarà per queste luci rossastre, sarà per l’imponente forno rivestito di ceramica, che sembra più un’opera d’arte che un forno, ma dove pensate che mi sia accomodata? Esatto, proprio di fronte agli chef.

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Ecco, entrare alla Taverna Gourmet e accomodarsi vicino alla “cucina” è già un’esperienza appagante. Non sembrano pizzaioli al lavoro, ma una squadra perfettamente affiatata ed organizzata per regalare uno dei cooking show più golosi a cui abbia mai assistito.

Povera Anna Lisa, si è fatta mezza cena da sola. La mia attenzione è stata rivolta tutta ai maestri pizzaioli. Una vera e propria catena di montaggio.

E approfondiamo, ora, il menù delle pizze.

L’unica cosa pronta è, chiaramente, la pasta, perché fatta con lievito madre e sconta diverse ore di lievitazione. Gli impasti possono anche essere alternativi, dall’integrale ad altre farine speciali. E proprio questi impasti vengono abbinati, dalla creatività dello chef, agli ingredienti più impensabili, almeno per me che sono abituata alla pizza tradizionale.

Così si passerà dal tartufo al foie gras, dal tonno appena scottato ai gamberi crudi, dalla bufala alla toma piemontese e così via. Tutti gli abbinamenti sono studiati a tavolino, per regalare un’esperienza gustativa unica e precisa.

Le pizze, infatti, ve le servono su piccole alzatine o vassoi rotondi in ghisa, già tagliate a spicchi. Molto diffuso, a La Taverna Gourmet, è il percorso degustazione. Diversi gusti di pizza, già a pezzi, da condividere fra i diversi commensali, in modo da provare le migliori offerte degli chef. Tutte, in più, sono servite con una ciotolina d’olio aromatizzato, in abbinamento alle pizze.

Che avrei pagato per provarle tutte, credetemi. Senza false adulazioni e neanche tutta l’esperienza necessaria per una valutazione oggettiva, ma questa le supera tutte, quelle provate fin’ora.

Da buona pizzeria che, nella ricercatezza della materia prima, rispetta la tradizione degli ingredienti, per me c’è stata poca scelta. Anzi, solo una: la pizza vegana.

Questa è così composta: purea di fave, fiore di zucca, pomodorini, fave bianche, tofu grigliato, semi di sesamo e fiori edibili. Vedere? Vedere.

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Che vi sembra?

Ottima, davvero. La pasta morbida e fragrante al tempo stesso. Un po’ più alta della classica napoletana, ma, come avrebbe detto mia nonna, “Quantomeno la pasta, in bocca, si sente“. Il condimento, gustoso. Strano a dirsi per una pizza vegana e senza mozzarella. Se mi seguite, sapete bene che, per me, una pizza senza l’elemento caseario, non è pizza. Non ci so stare senza. Le sento tutte asciutte. Questa, invece, andava benissimo.

Solo pizze? Sì, solo pizze. Certo non si viene qui a mangiare minestre o primi piatti o cene intere. La Taverna Gourmet è esclusivamente pizzeria.

Ciò nonostante, non vi lasceranno a bocca asciutta, a sbavare mentre vedrete preparare e sfilare le pizze per gli altri tavoli.

Come ogni locale gourmet che si rispetti, anche qui c’è il benvenuto dello chef.

Un assaggino, nulla che riempia davvero lo stomaco, ma che, invece, soddisfa occhi e palato. Serve ad ammazzare il tempo dell’attesa e a prepararvi per la cena.

Nel nostro caso, monoporzioni di crema d’avocado con un piccolo filetto di alice (scansato per l’istamina) e olive taggiasche. Avvolgente e saporito. Un sol boccone.

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Oltre alle pizze, ci sono anche i dessert, infine.

Fra le diverse scelte, io mi sono attestata sul vegano e così ho proseguito fino alla fine. Così, la mia cena si è chiusa con questo bicchiere colmo di sorbetto alla mela verde con pepe sichuan. Un gusto fresco, nuovo, una generale pulizia dalla cremosità delle portate precedenti. Direi anche un buon digestivo, se così posso definirlo.

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Alla fine della fiera, che dirvi? Penso possiate tirare le somme da soli.

Neanche questo è un locale Free From, di allergeni ce ne sono tanti. Il tavolo di lavoro, per quanto in vista, è unico, ed il rischio contaminazioni, se siete allergici o intolleranti gravi, c’è.

Se come me avete problemi con i caseari, non c’è molta scelta, anche se quella che c’è vale per l’intero menù. Quando ho saputo della pizzeria, il timore più grande è stato proprio quello che non ci fossero scelte disponibili, per me. Già una, è un buon inizio. Non ho avvertito “discriminazioni” di nessun genere, perché, in ogni caso, c’è stato un lavoro creativo anche sulla pizza vegan. Per intenderci, non la solita marinara o ortolana senza mozzarella, come può capitarvi altrove. L’esperienza gustativa la vivranno anche tutti coloro che non possono mangiar uova, latte e derivati o sposano diete vegane e vegetariane.

Le scelte sono sia a base di pesce (principalmente) che di “carne”. Per cui i gusti sono tutti soddisfatti.

In sintesi, il locale vale e le pizze anche. Non aspettatevi i soliti prezzi, qui la pizza può avere il costo di una cena, ma, ribadisco, vale ogni centesimo speso.

Forse, in quel di Milano, non sarà l’unica o la migliore. Io ci tornerei e voi, ci siete già stati? Avete avuto esperienze Free From interessanti in altre pizzerie gourmet? Raccontatemi pure.