CAMPANIA, Glutine, ITALIA, Sapori Free From, Uova

LA PIZZA A NAPOLI È UN IMPERATIVO MORALE

La Pizza

Questa affermazione non è certo la mia, seppur ne condivida ogni lettera. In questo articolo vi parlo di pizza. La pizza a Napoli. Nell’Antica Pizzeria Da Michele, il tempio sacro della pizza, come molti l’hanno definita. Nella pizzeria in cui hanno girato una delle mie scene preferite, del mio film preferito, con la mia attrice preferita.

E come posso non riportarvela? Non posso, per cui, iniziamo a presentare la pizza a Napoli e l’Antica Pizzeria da Michele, partendo da Julia Roberts in Mangia, Prega, Ama.

Rende l’idea? Sì che rende l’idea.

Ecco, per rafforzare il concetto, la pizza a Napoli va inserita nell’elenco di cose da fare prima di morire. Non per tirare i piedi a nessuno, s’intende.

La pizza napoletana è una definizione molto inflazionata. Con il cornicione, spessa, anche ripieno di ricotta. Ci mettono sopra di tutto, e siamo ancora in Italia. Quelle estere non le nomino neanche. Ma il sapore della vera pizza, quella autoctona, originale, fatta solo con pochi ingredienti di qualità, nel pieno rispetto della logica “Less is more“, chi può dire di averla assaggiata fuori da Napoli? E chi può dire di averla assaggiata davvero a Napoli?

Non generalizziamo, perché in un articolo dedicato alla pizza, farsi prendere la mano e buttar giù fiumi di smielate parole è un attimo.

La troverete in ogni dove, soprattutto quella a portafoglio. Ve la impacchetteranno ovunque. Non dovrete cercarla perché sarà lei a trovare voi. Ma, c’è un ma, se volete toccare il cielo e la pizza fatta a regola d’arte, c’è solo un posto in cui recarsi.

Mi sto riferendo all’Antica Pizzeria da Michele, nella sua storica sede in via Cesare Sersale. Praticamente nel Centro Storico di Napoli.

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Così, giusto nel caso in cui le pogate di Spaccanapoli, per i presepi, non vi siano bastate, iniziate a pogare qui per raggiungere il numerino che vi consentirà di entrare.

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Tempi di attesa? In giorni come questi, con un’affluenza del genere, si aggirano intorno all’ora, ora e mezza. Però credetemi, li varranno tutti. Ogni boccone della pizza “Da Michele” (in breve) varrà ogni minuto di attesa.

Diversamente, potrete fare come ho fatto io: entrare, pagare le pizze alla cassa e mettervi in fila per ritirare la vostra da asporto. I tempi, in questo modo, si dimezzano.

Nel frattempo potrete godervi lo spettacolo, e che spettacolo.

Innanzitutto le indovinatissime parole incorniciate che esaltano la bravura di Don Michele e della Margarita.

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Sì, perché all’Antica Pizzeria da Michele la pizza è nelle sole due varianti di margherita e marinara. “Perciò nun cercate sti pizze complicate ca fanno male ‘a sacca e ‘o stomaco.” Altre papocchie, come le definiva lui, non ci sono e non ce ne vogliono. Niente salumi, sott’oli, verdure, niente se non quanto basta per queste due versioni.

Pasta morbida ed estremamente elastica, salsa di pomodoro freschissima, olio rigorosamente extravergine di oliva, mozzarella, meglio, fiordilatte, basilico verde e profumato, come appena raccolto. Sembra una réclame, ma è la verità. E vi ho scritto solo della Margherita, la classica per eccellenza. Alla marinara si sottraggono mozzarella e basilico e si aggiungono origano e aglio. Nulla di più e nulla di meno.

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Sono o non sono la coppia più bella del mondo? Margherita e marinara. Quella che lo stesso disciplinare della vera pizza napoletana riconosce.

Loro, sempre all’Antica Pizzeria di Michele, si sono specializzati a preparare solo queste. Nessuna quattrostagioni, nessuna ortolana o affumicata, nessuna pizza “Da Michele”, con improbabili ingredienti che solo il pizzaiolo sa.

La vera pizza napoletana, nuda e cruda.

E vi sazierete solo a guardarla. Anzi, soffrirete in silenzio, mentre, in fila, aspetterete il vostro momento. Ne vedrete passare sotto gli occhi a decine, se come me, aspetterete solo mezz’ora per ritirare la vostra. Centinaia, se i tempi di attesa si dilatano.

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Vi incanterete ad osservare le sapienti mani (accoppiata blasonatissima) che stendono, condiscono, rifiniscono, posizionano, stendono ancora, infornano e impiattano o inscatolano. Come? Beh, la cucina è a vista. Che dico? Praticamente tavoli e coda d’attesa sono in cucina. Sarete ad un passo dai mastri pizzaioli che più mastri non si può. Come recita un noto spot di abbonamento televisivo, avrete un posto in prima fila.

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E c’è da crederci che qui sono venuti a consumarla politici, artisti, attori e sportivi. Personaggi che hanno fato la storia, come le statuette che vedrete a San Gregorio Armeno.

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C’è da crederci che Hollywood l’abbia scelta per ambientarci una Julia Roberts che, per riprendersi da un fresco divorzio, inserisce la pizza a Napoli nell’elenco di cose buone da mangiare in Italia. E lei c’è venuta davvero. Ed io, finalmente, anche.

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Certo, il top sarebbe stato sedersi agli stessi tavoli e calarsi completamente nei panni di uno di quei personaggi. Ma con una tabella di marcia come la mia, non avrei potuto spenderci oltre due ore, per quanto meravigliose.

Da asporto è la stessa cosa. Specie se, da buon stratega di marketing, proprio il bar di fronte, vi mette a disposizione i tavolini esterni per consumare le vostre pizze, semplicemente ordinando da bere.

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E sempre così ho fatto io. Dopo i mille scatti fotografici e aver ritirato le mie di pizze, via al bar di fronte per consumarle in santa pace, lontani dal tira e spingi della folla.

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Cosa potrei aggiungere più ad un articolo che ha già raccontato abbastanza, in termini di sensazioni? Tipo che ci fa un articolo che parla di una pizza tradizionale, in un blog che si rivolge ad esigenze speciali?

Giusta domanda. Forse per molti questo è stato un articolo di tortura, perché ha fatto venir solo l’acquolina in bocca. Ma, per molti altri, è una segnalazione come altre. L’assenza di molti altri ingredienti, oltre a quelli classici delle due varianti di pizza, fa sì che molti allergici possano consumarla. Da chi deve rispettare il divieto per il pesce, alla frutta a guscio, al sedano, alla soia, alle uova.

Scrivo quasi sempre di intolleranza a lattosio o  latte, ultimamente, spesso, anche di glutine. Ma il mondo è pieno di altre intolleranze alimentari che qui possono trovare un ottima, gustosa e serena soluzione. Poi, voglio allargarmi, anche chi soffre di intolleranza al lattosio, se ha un margine ampio di sopportazione, può spingersi ad ordinare una marinara. Io l’ho fatto e problemi non ne ho avuti. Ma il mio margine è alto e tollera le contaminazioni e qui, occhi aperti, perché di contaminazioni ce ne sono eccome.

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Questa è stata la mia esperienza all’Antica Pizzeria da Michele, una storia d’amore con la pizza, un amore a prima vista, che, una volta consumato, può solo durare in eterno.

Per tutti coloro, invece, che ho torturato. Eccovi una bella pizzeria che sforna solo pizze gluten free. Questa è proprio a ridosso dell’area presepiale di Spaccanapoli, ve la ritroverete davanti.

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Con questa segnalazione chiudo l’articolo dedicato alla pizza verace napoletana. Presto, però, scopriremo anche una pizza che di latte non ha neanche le tracce.