Cultura, Natura, Puglia

GRAVINA DI PUGLIA: GRAVINE E SOTTERRANEI

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Gravina di Puglia vi attrarrà per due ragioni: i canyon (o gravine) ed i sotterranei. Sicuramente sarà tutto un saliscendi, ma se non altro lo spettacolo vi ripagherà.

Da cosa iniziamo?

Facciamo che iniziamo dal centro urbano, quello che non si vede, però. Quello in cui bisogna scendere di qualche decina di metri e accendere le torce, se no vi aspettano dei bei capitomboli.

Quando si dice che nelle viscere di una città, se ne sviluppa un’altra sotterranea, beh il termine rende perfettamente l’idea.

Quello che si conserva sotto le abitazioni di Gravina di Puglia è una vera e propria città, sotto la città.

Un dedalo di cisterne, cantine e sotterranei. Sicuramente molto antichi e di grande ingegno. Un po’ come per le piramidi d’Egitto, vi chiederete “ma come hanno fatto senza gli strumenti moderni a tirarle giù?”

Beh, hanno fatto. Hanno scavato innanzitutto seguendo una linea non proprio retta, ma a campana, diciamo così. Architetti e ingegneri sapranno che questo serviva a dare stabilità ai locali.

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E poi si sono lasciati un piccolo spiraglio in alto, da cui far passare le pietre che venivano fuori dagli scavi. Pietre ritagliate per dare la forma necessaria a far andare tutto perfettamente ad incastro. Ingegneri, non ingegneri. Siamo in tempi in cui certo gli abitanti non prendevano la laurea per costruirsi la loro città sotterranea.

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In realtà, un po’ come abbiamo visto per Matera, questi grandi locali sotterranei avevano due grandi funzioni per gli abitanti del posto: raccogliere e conservare. Raccogliere le acque piovane, utili alla loro sopravvivenza. Conservare vino e alimenti.

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Sono infatti luoghi freschi, umidi (molto umidi) a temperature costanti.

Quando non c’erano frigoriferi e fognature, qui si andava a nozze, e la roba, forse, si conservava anche meglio senza inquinare il pianeta. Ingegneri sostenibili: questi erano i nostri avi.

Chiusa questa parentesi ambientalista, quello che ci rimane ora è un museo sotterraneo. Le associazioni che le gestiscono, o meglio, che le animano, hanno ben pensato di organizzare visite guidate. Quella individuata da noi, non l’abbiamo individuata noi. Se avete già letto il mio ultimo articolo, avrete scoperto come sia stato il ristorante in cui abbiamo pranzato, La Banca Vecchia, ad organizzare tutto. A noi è stato sufficiente presentarci all’ora della visita e seguire la guida.

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Da quello che ho appreso, ci sono due tipi di tour: uno esclusivamente dedicato alla Gravina sotterranea ed a qualche chiesa rupestre urbana, ed un altro che include anche una bella visita alle gravine, almeno dall’alto.

Quest’ultimo è l’altro volto affascinante di Gravina di Puglia, che prende ovviamente il nome dalle sue gravine.

Ma cosa sono queste gravine? Canyon, veri e propri canyon. Per chi ha già avuto la fortuna di visitare quello grande, statunitense, noterà molte analogie. Io non rientro tra questi fortunati, ma qualche foto l’ho vista, ed in effetti queste gravine sono dei canyon, dei canyon in miniatura.

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Vere e proprie gole, create un po’ grazie ai movimenti tellurici, direi anche abbastanza violenti, che hanno portato queste terre ad emergere dalle acque, un po’ dal torrente che, da millenni, ne ha lentamente scavato il fossato.

Lo spettacolo è assicurato. Certo non è rossiccio, aspro e profondo come il nonno americano, ma non ha nulla da invidiargli. Qui c’è verde, tanto verde. Con una bella passeggiata si può arrivare fino alla base. Se vi organizzate con la diocesi di Gravina, potrete anche visitare le chiese rupestri, che arricchiscono questo già splendido scenario.

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Per arrivare fin qui, abbiamo attraversato il ponte dell’acquedotto. Già, si chiama così perché conduceva, e conduce in realtà, l’acqua dalla cisterna più alta alla fontana del castello.

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Potrete anche berla se volete. È bella fresca e scende giù che è una meraviglia, dopo tutto questo saliscendi.

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Chiaramente Gravina non si esaurisce solo qui. Un po’ come per la vicina Matera, ci sono chiese, palazzi e scorci da scoprire.

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Si tratta di una terra molto antica, con una storia che affonda le radici al paleocristiano. Direi che parliamo di epoche ancestrali, di cui qualche traccia è rimasta incastonata nelle mura della città.

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Se capitate da queste parti, pianificate una tappa a Gravina, non ve ne pentirete. Io vi ho mostrato i volti più affascinanti, voi vi gusterete questi ed il resto.

Intanto vi rimando alla prossima, con un apericena barese e, certamente, free from.