EMILIA ROMAGNA, Glutine, ITALIA, Lavoro, Sapori Free From

GLUTEN FREE EXPO 2016: LA MIA ESPERIENZA DIRETTA.

Gluten Free Expo

Questo articolo è indissolubilmente legato a quello precedente. Qui, però, vi parlo sul serio del Gluten Free Expo.

Proviamo a dare un attacco più istituzionale? Ok, vado.

Il Gluten Free Expo è un evento che si tiene ogni anno, a metà novembre, presso uno dei padiglioni dell’enorme cornice di Rimnifiera. Enorme perché dall’ingresso sud, fino al padiglione, ci si arriva in navetta. A piedi è una bella passeggiata.

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Come potete ben intuire dal titolo, il Gluten Free Expo raccoglie, in pochi giorni, tutto ciò che c’è da sapere, raccontare, conoscere ed esporre inerente al senza glutine. Si tratta, in poche parole, di un vero e proprio salone internazionale del gluten free.

Giunto alla sua quinta edizione, quest’anno si è tenuto dal 19 al 22 novembre scorsi ed è l’unico evento internazionale certificato, dedicato al gluten free.

Sono stata abbastanza istituzionale? Sì, dai, concedetemelo ogni tanto.

Assodate tutte le ragioni e (alcune) domande a monte, cosa è stato per me il Gluten Free Expo?

Dovessi utilizzare una sola parola, per me l’evento è stato un’occasione.

Un’occasione per imparare di più in merito ad una realtà che mi è familiare fino ad un certo punto. Non soffro di celiachia né sono sensibile al glutine. Come sapete bene, però, soffro di alcune, fastidiose intolleranze alimentari. La celiachia non è né un’allergia, né un’intolleranza alimentare. È una vera e propria malattia, che, per le sue caratteristiche, facilmente viene associata ad una intolleranza. Ci avevate mai fatto caso che nell’elenco degli allergeni non è riportato il glutine, ma il frumento? Bene, è così.

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Di occasioni per imparare di più, al Gluten Free Expo, ce ne sono state diverse e molto valide. Dai convegni a sfondo scientifico, alle tavole rotonde. Dalle testimonianze dei bravi ristoratori, fino alla regolamentazione, le etichette ed i claim. Da come comunicarlo correttamente ai cooking show, ovviamente.

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Cosa è emerso da questi eventi, nell’evento? Lo sintetizzo in tre parole: informazione, conoscenza e coscienza.

INFORMARSI ED INFORMARE, sempre, sempre, sempre.

Dovete acquistare un prodotto? Leggete bene l’etichetta riportata sulla confezione. Preferite ingredienti alternativi e naturalmente senza glutine, ai preparati dietoterapeutici. Questi, molto spesso, eliminano il glutine, ma aggiungono mille altre sostanze tutt’altro che terapeutiche. Amidi, zuccheri, zuccheri e ancora zuccheri. Sicché, potrete convivere con la celiachia, ma vi ritrovate col diabete. Meglio fibre ed addensanti naturali.

Preferite prodotti certificati da loghi ufficiali: logo del ministero, spiga barrata.

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Preferite esercizi e ristoranti rientranti nel famoso prontuario. E se così non fosse? Che si fa? Ci si attrezza da casa, portandosi qualcosa dietro o, in alternativa, si guarda in faccia il negoziante/ristoratore. È vero e l’ho provato sulla mia pelle, se un operatore è davvero preparato sull’argomento e presta la giusta attenzione, sa rispondere alle domande, sa indirizzare, dare le giuste risposte, coerenti, anzi, vi informa prima che siate voi a chiederlo. Se non lo è, alla seconda, terza domanda, crolla o inizia a raccontarvi fesserie. State attenti, ma siate aperti e non prevenuti ed aggressivi. “Fatevi raccontare il piatto, com’è stato fatto” mi è stato detto. “Fate in modo che venga fuori una piacevole conversazione, più che un interrogatorio da tribunale”. Quando tutti siamo rilassati, è meglio. E poi non trascurate ogni forma di potenziale contaminazione. Questa è stata una mia domanda, ad una delle tavole rotonde: “Che faccio se mi trovo in un borgo di tremila anime e non ci sono ristoranti certificati? Mi butto sulla classica grigliata mista che, in teoria, più sicura di quella non ce n’è?”“Sì, ma, accertati che sulla piastra non sia stato arrostito del pane, non ci abbiano grigliato qualcosa che contenga farina”“E se scegliessi un bel piatto di prosciutto crudo? Anche quello non dovrebbe contenere glutine.”“Sì, ma accertati che non abbiano affettato anche il pane, con la stessa affettatrice.” Mamma mia. Questo solo per farvi un paio di esempi.

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CONOSCENZA.

Lo so, è una fatica, ma più si studia, meglio è. Soprattutto da consumatori, è opportuno conoscere ciò che stabilisce la legge. Non solo, bene anche conoscere le linee guida che dovrebbero seguire gli operatori. Ancora meglio essere a conoscenza di quali ingredienti da preferire ad altri, di quali marche e marchi fidarsi e quali no, dell’etica e dell’igiene da rispettare dentro e fuori casa. Ribadisco, non sono celiaca, ma studierò molto di più l’argomento di quanto già non abbia fatto fin’ora. Più siete preparati, in quanto clienti/consumatori, più è difficile rimanere fregati (lasciatemi correre il termine).

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COSCIENZA.

Questa è la parola che ci mette più in crisi. Siamo consumatori con esigenze alimentari speciali, mi ci metto anche io in mezzo. Se, malauguratamente, dovesse capitarci di sentirci male, dopo aver consumato un prodotto o una cena, cosa facciamo per prima cosa? Puntiamo il dito contro chi ce l’ha offerto e, magari, anche consigliato. Reazione umana e naturale. Anche giustificata, se però da parte nostra c’è stato un giusto livello di approfondimento e attenzione. Che un operatore debba essere mosso principalmente da coscienza nei confronti dei clienti, questa è una conditio sine qua non. Non da denaro, ma solo dal bene per il cliente. Dovrebbe essere scontato. E, non fatelo, diamolo anche per scontato. D’altra parte però, noi conosciamo noi stessi, i nostri limiti, il nostro grado di tolleranza, le nostre reazioni e la loro gravità. Da persone coscienziose quali siamo, sta a noi pesare l’affidabilità di chi ci troviamo davanti. Se la situazione non ci convince, meglio lasciar perdere che rischiare. Io, ad esempio, da intollerante ai caseari, conosco il mio limite di tolleranza e, lo sapete se mi avete letta, a volte sono io stessa che volontariamente trasgredisco alla mia dieta, consapevole delle conseguenze e di quanto possa sopportarle. Conosco il mio margine di tolleranza e so fino a che punto posso spingermi, e questo ve lo scrivo sempre. Quella di saper ponderare dovrebbe essere una prassi comune.

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Ok Paola, il salone è stato solo eventi o anche altro? Molto altro.

È stata un’occasione per incontrare, conoscere e confrontarmi. Chi? Colleghi. No, scusate, loro colleghi tra loro, io piccola apprendista. Ho finalmente incontrato le persone che sono dietro ai portali che seguo da diverso tempo e con cui tanto desideravo scambiare due chiacchiere. Alcuni ve li faccio vedere, altri no. Posso dire che ho realizzato un piccolo sogno? Sì, posso dirlo. In realtà più che scambiare, ho ascoltato tanto. La loro esperienza, come sono nati, di cosa si occupano, come lo fanno, spunti, idee. Questa è stata la mia grande occasione. Piccola cosa, per me grande.

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Ed infine, il Gluten Free Expo è stato un trionfo di aziende.

Che fossero ristoratori, hotel, produttori, chef, o quello che volete. Qui c’è stato tanto da vedere e assaporare, senza glutine. Mica solo dall’Italia, dal Mondo. Persino la Corea c’è stata. Vi mostro qualche altra foto.

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Ultima domanda: ma il Gluten Free Expo, è stato solo gluten free?

Certo che no. È stato principalmente gluten free, ma anche free from in generale. Molti dei prodotti scovati fra gli stand, sono anche vegani, senza lattosio, senza uova, biologici, senza conservanti, senza additivi. Gluten Free e Free From devono camminare a braccetto. Soprattutto il senza glutine ed il senza lattosio devono camminare abbracciati, più che a braccetto. Perché? Perché molto spesso chi è sensibile al glutine lo è anche al latte vaccino. E se non lo fosse, è bene che ne moderi comunque il consumo, perché alimenta uno stato infiammatorio intestinale già esistente. Non parole mie, ma parole di esperti. Su questo poi apriremo un’altra parentesi, più in là.

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Allora, vi ho raccontato e mostrato abbastanza? Siete soddisfatti? No? Fate bene. Vi ho riportato solo una sintesi, e chiamiamola sintesi. Il Gluten Free, la celiachia, le intolleranze alimentari e non azzardo anche le allergie, sono un mondo estremamente complesso da conoscere e gestire. È confortevole come l’attenzione verso queste “problematiche” aumenti di mese in mese, non ci fa sentire soli. È anche vero però, che ci espone tanto al rischio ed al disorientamento.

Perciò, cari lettori esigenti e diversamente tolleranti, tre parole: INFORMAZIONE, CONOSCENZA E COSCIENZA.