Città, Lombardia, Sapori Free From, VEGANO

FLOWER E IL POTERE DELLA CROMOTERAPIA ALIMENTARE IN UNA BURGHERIA VEGANA.

Flower

Rimaniamo sempre ai Navigli, perché proprio non vogliamo staccarci da questa zona così particolare di Milano, e andiamoci a gustare un bell’hamburger al Flower.

Prima che i vegani possano darmi addosso a suon di “Ma come, dopo tutto questo cruelty free, viva la salute, attenzione alle intolleranze alimentari, ora ci proponi un comunissimo hamburger? Vergogna!“, vi tranquillizzo e vi scrivo che questa burgheria risponde pienamente ai canoni della vegan philosophy.

Flower è una veganburgheria gourmet, la prima in Italia, localizzata in via Vigevano, praticamente a ridosso della Darsena milanese.

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Non è l’unica sede, anzi. Da piccola bottega innovativa e unica nel suo genere, ha spopolato a tal punto da esser divenuta un franchising ed aver aperto altre quattro sedi. Una sempre a Milano, in Via Vittorio Veneto, le altre a Torino, Monza e Roma.

Contenti? No, perché ancora non vi ho raccontato e mostrato nulla.

Avete mai sentito parlare del potere terapeutico dei colori, soprattutto se applicato all’ambito alimentare? Ecco, Flower, su di me, ha avuto questo effetto. Vi spiego meglio.

Immaginate di esser reduci da una di quelle giornate caratterizzate da: tempo grigio, ma quel grigio pesante, pioggia a non finire, voi fradici fino alle ossa e anche un po’ depressi e incavolati, come ogni milanese imbruttito (i milanesi mi perdoneranno). Siete alla ricerca di un posto per rifocillarvi, scorgete questo locale ed entrate, perché già il nome vi ispira e vi rincuora. Come dire, una botta di primavera in questo triste inverno lombardo. Ma voi siete talmente grigi, come il tempo, che proprio non riuscite a prendere coscienza.

Questo è stato il mio approccio e… un attimo, ma qui tutti sorridono, sono contenti e, questi colori? I fiori, le farfalle, tutto molto friendly e peace&love.

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In più vedrete scorrere fra i tavoli queste cassette di frutta in miniatura, contenenti panini colorati.

Panini colorati? Ma dove sono entrata?

Hey, ciao! Come va? Brutto il tempo eh? Allora, qui su c’è il menù degli hamburger, scegli con comodo, poi ordini, ti accomodi e noi te lo portiamo al tavolo. Per qualsiasi cosa, puoi chiedere a me.” Tutto accompagnato da un sorriso a 32 denti. Impossibile non contraccambiare e iniziare a sciogliersi un po’.

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Parliamo del menù e dei “bun” colorati.

Non vi sto prendendo in giro. Sarà una coincidenza, sarà una mossa strategica, non lo so, ma sta di fatto che i colori dei fiori che vedrete sulle pareti e sugli sgabelli, li ritroverete anche sul pane.

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Dal bun (pane) giallo alla curcuma, a quello verde alle alghe, fino a quello rosa a base ciliegia e, ancora, viola, nero ed ai 7 cereali. Sono tutti naturali, fatti in casa e cromaticamente variegati. Non perché utilizzino coloranti sintetici o strani artifici “carnevaleschi”. Ricorrono agli estratti di spezie, frutta e verdure per dare un tocco di allegria a dei comunissimi hamburger, che comuni non sono.

Una ventata hippy, una trovata geniale, qualcosa che rompe gli schemi e, niente, mette di buon umore. Non potrete farci nulla.

I ripieni? Gourmet. L’approccio è meatless: completa assenza di carne e derivati animali. I burger sono tutti vegani, senza latte, nè uova, contaminazioni incluse. Dal seitan, ai ceci, passando per tofu, pomodori confit, insalate, germogli di soia. Ancora, salse vegetali sempre homemade e abbinamenti che lasceranno stupite persino le papille gustative.

In questo trionfo di creativa stravaganza, cosa ho ordinato io?

Un cheesy cecio.

Già l’idea di un “cheese” per un vegano, o un intollerante ai caseari come me, regala una certo senso di riscatto. Bun al carbone vegatele, burger di ceci, insalata, pomodori (fatti eliminare), flower cheese alle erbe e salsa tartarella. Uh, quante cose strane. Ve lo mostro.

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Ok, non ridete, so cosa state pensando: “Ci stai decantando i colori ed il buonumore da mezz’ora e l’hamburger te lo sei preso scuro? Dovevi proprio esser inca**ta nera?

No, non l’ho scelto perché di pessimo umore, vi ho scritto che l’ambiente colourful mi ha svoltato la giornata ed è stato così. Avevo semplicemente voglia, e bisogno, di fare il pieno di carbone vegetale. Chi soffre di intolleranze alimentari può ben comprendere gli effetti benefici che ha sull’intestino.

Buono. Lo ammetto, non ci credevo, un po’ ero rimasta diffidente. Non ho mai assaggiato un hamburger vegano prima d’ora, colorato poi… In più quest’aria così amichevole, confidenziale, tutto molto figli dei fiori, hipster, un locale palesemente in voga, su qualcosa doveva toppare. E invece è stato ottimo.

Si è sciolto in bocca appena addentato e, di lì, a finirlo, è stato un attimo.

In accompagnamento le classiche patate, anzi tanto classiche no. Però con l’hamburger è un must. Senso di appetito? Saturato completamente. Questo è rivolto a chi, come me prima di provare, crede che la dieta vegana non sazi abbastanza. Sazia eccome.

Il dessert? No, grazie. Proprio perché saturata, ho declinato la porzione di salame al cioccolato disponibile in quella occasione. Sì perché anche i dolci sono vegani, homemade e diversi ogni giorno.

Che altro aggiungere? Ah, che potreste finire seduti al tavolo con perfetti sconosciuti e ritrovarvi a scambiare quattro chiacchiere con loro, come se foste usciti in comitiva. Meglio, visto che cavalca l’onda ristorativa del momento, qui a Milano, non escludete di imbattervi in qualche personaggio famoso. Non mi credete? Date pure un’occhiata alla loro Fan Page su Facebook e capirete.

Bene, dopo tutta questa tiritera, ho reso l’idea della cromoterapia alimentare? Spero di sì, anche se non si è trattato proprio di una spiegazione scientifica. Da non esperta, anzi, ignorante sull’argomento, posso affermare di averla provata sulla mia pelle.

Se è vero che sono entrata imbruttita, nonostante l’hamburger dark, Flower (senza false adulazioni) mi ha ridato il sorriso ed il buonumore. Come dire, l’appetito vien, prima di tutto, guardando.

Voi? Provato? Se siete della zona, sono certa che molti di voi ci siano già stati. Gli altri, beh, se spinti da curiosità, fatemi sapere se avete reagito come me.