Borghi, Caseari, ITALIA, Puglia, Sapori Free From

CUCINA CASERECCIA A PRANZO DA MARIA NEVE

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Dopo quello che vi ho raccontato su Troia e la sua Cattedrale, questo articolo sembra quasi inevitabile. In un borgo di collina, nell’entroterra pugliese, che profuma di genuino e in cui, anzi, all’ora di pranzo si sente aleggiare un profumo di ragù per tutto il paese, che si fa? Non si va a mangiare in un’osteria? Non potrebbe essere diversamente. Sarebbe un’eresia verso la buona cucina di questi posti.

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Questa è stata la volta della cucina firmata”Osteria da Maria Neve”.

Un’osteria molto personale, perché porta il nome della titolare, nonché cuoca.

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Il locale parla da solo, perché già il contesto parla da solo.

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Non verreste mica qui con l’idea di assaporare finger food, cucina gourmet o sofisticazioni varie e consistenze innovative? In questi borghi, si viene a mangiare succulenti ed abbondanti piatti di cucina casereccia. Per noi pugliesi è un po’ un paradosso, perché usciamo a mangiare quello che le nostre mamme già ci preparano a casa. Difficile sradicare il pugliese medio dal ragù, dalla braciola, dalla grigliata di carne, alla domenica. Difficile che si esca a provare la novità, quella che a casa non mangerai mai, perché non hai proprio idea di come si possa preparare. Si esce fuori, principalmente, a mangiare gli stessi (o simili) piatti che mangeremmo a pranzo dalla nonna. Con le dovute eccezioni per chi non segue queste tendenze, s’intende.

Io l’ho sposata ben volentieri.

Tornando alla location, come dicevo, è quella tipica di un’osteria di borgo. Ambiente rustico, colori caldi, luci soffuse, mise en place casalinga. Se è vero che già l’ambiente deve far pregustare quello che mangerete nei piatti, qui, in termini di comunicazione, ci hanno preso.

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Poi c’è anche lei, la calza dei morti di cui vi ho parlato. Magari ne avessi trovata una grande così, sul comodino, piena piena di dolci free from. La felicità.

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Il locale è diviso in due ambienti: la prima sala, appena si entra, e l’altra, più piccola e raccolta, proprio difronte all’ingresso. In tutto, non credo possano entrarci 50 persone, i coperti sono limitati o per le ricorrenze intime, appunto.

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A conferma di quello che vi ho scritto sopra, nella saletta dove ci siamo accomodati noi, quella più piccolina, c’erano un signore di mezza età con sua mamma, di età più avanzata. Mentre consumavano il loro pasto, ad un certo punto, la signora si rivolge al figlio e “Mi hai portata qui a mangiare e che stai mangiando? Potevo preparartele anche io queste cose, le so fare uguali“. In dialetto chiaramente, io ve l’ho tradotto.

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No che non amo origliare le conversazioni altrui, ma in una saletta piccola, nel silenzio di chi è intento a mangiare, è molto facile captare ciò che i vicini di tavolo si dicono.

Divagazioni a parte, vi mostro subito il menù che ho consumato io.

Prima di tutto, in tavola, al nostro arrivo, abbiamo trovato questi: ciotolina di olive nostrane e pane casereccio. Già qui, l’appetito lo spezzerete parecchio. Spolverata in tempo record.

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Antipasto della tradizione italiana, prima che pugliese. Tutto fresco e genuino. Certo non si è trattato di verdure congelate o cosa. Peculiarità? Il prosciutto è stato, oltre che ottimo, fortemente locale. Qui si mangia il Prosciutto crudo di Faeto. Ma questa sarà un’altra storia.

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Un primo a metà con il mio lui: semplicissimi cavatelli con pomodoro fresco e salsiccia.

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Secondo piatto impegnativo: salsiccia alla contadina, ovvero con peperoni ed olive.

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Come vi ho scritto all’inizio, il menù si commenta da sè. Dovrei dirvi che non è stato buono? Impossibile. Non credo di aver mandato nessun piatto indietro, senza prima averlo ripulito ben bene. Qui, il vero protagonista, è stato il pane. Giù di scarpetta a go go.

Allergeni? Dunque, siamo in un’osteria, che cucina principalmente portate di terra, incluso l’utilizzo di formaggi, e bisogna accertarsi prima dell’esistenza di contaminazioni. Anche se gli antipasti ed il secondo non prevedevano l’utilizzo di farine, non mi sento di tranquillizzare i celiaci. Se volete correre il rischio, quanto meno avvertite con una telefonata, in anticipo, e sentite cosa vi dice Maria Neve. Allergie ed intolleranze gravi a parte, della serie se vi sentite male solo a respirare i vapori, tutto è stato rigorosamente senza lattosio e caseina. Nel primo piatto, la presenza di formaggio è opzionale. Se lo volete e potete mangiare, ve lo portano a parte, in una ciotola. In tutto il resto non credo proprio che ce ne sia. Anche perché il sapore dell’olio d’oliva si avverte distintamente. Di pesce neanche l’ombra. Free from anche in questo.

Un posto da pranzo della domenica, in famiglia o con pochi amici, certi di mangiare come a casa vostra.

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Di portate senza rinunce, la cucina casereccia pugliese ne prevede tante. Per cui, tranquillizzati sul piano contaminazioni, direi che potete andare sicuri.

Io mi sposto altrove, ma non vi svelo dove. Continuate a seguirmi.