Caseari, EMILIA ROMAGNA, ITALIA, Lieviti, Sapori Free From

CENA ROMANA A RIMINI? DA NOANTRI E PURE SENZA LATTOSIO

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In questa serata ho pagato lo scotto della mia leggerezza. Ammetto di non essermi organizzata prima. Ero in giro per Cesena e, nei miei programmi, avrei voluto consumare lì anche la mia cena. Ma le condizioni meteo e la mia influenza incalzante mi hanno riportata a Rimini prima del previsto e con poca voglia di vita mondana.

Avessi potuto, mi sarei scolata un bel brodino caldo e via a dormire, che domani inizia il Gluten Free Expo. Ma l’hotel in cui ho alloggiato non dispone di ristorante, sicché mi son dovuta attrezzare. Mille telefonate fatte nel tardo pomeriggio e, giustamente, neanche un posto libero per cena. Che si fa? Si chiede all’hotel di essere indirizzati verso una rosticceria per qualcosa d’asporto. Giunta all’indirizzo e… lasciamo perdere che è meglio.  Va bene Paola, affidati all’improvvisazione, gira un po’ che qualcosa troverai. Diversamente, per una volta, a letto senza cena non farà male.

Cento metri più avanti rispetto alla rosticceria indicata, proprio ad angolo, ho scorto l’ingresso di questo ristorantino dall’aria molto calda e accogliente: Noantri.

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Mi son avvicinata, ho dato una rapida lettura al menù esposto e… “Ma sono tutti piatti tipici romani. A Rimini?“. Nessuna indicazione per noi intolleranti, niente certificazioni, nulla di alternativo. Una rapida sbirciatina all’interno e tutti i posti liberi. Ok, due potevano essere le possibilità: o tutto prenotato o qui non viene nessuno. E se non viene nessuno, perché? Al diavolo i pregiudizi, il posto mi ha ispirata e lo stomaco stava procedendo con una sinfonia di gorgheggi sempre più rumorosa, per la fame che avevo. Sono entrata e… “Si accomodi dove preferisce”. Era tutto libero.

L’aspetto rustico dell’esterno prosegue, in maniera più accentuata, anche all’interno.

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Calore. Dovessi usare una parola, direi calore. Oltre a me, erano presenti altri due avventori, amici o conoscenti della titolare. Gli ha fato compagnia tutto il tempo. Io sono stata affidata alle cure del personale di sala.

“Prima di scegliere cosa ordinare devo comunicarvi una cosa: sono intollerante ai caseari. È un problema?”“Non credo, abbiamo delle soluzioni senza caseari, ma se mi attende un attimo vado a verificare con lo chef”. Buon segno. Come poi è emerso anche durante i seminari al Gluten Free Expo, in questo modo stanno dimostrando di non sottovalutare le mie esigenze. “No signora, come immaginavo anche lo chef mi ha confermato che non c’è problema. Se vuole commentiamo insieme il menù e le dò le indicazioni che le servono”“Va bene”.

Un’osteria romana a Rimini, che piatti immaginate di trovarci? Cacio e pepe, carbonara, amatriciana, per i primi, i secondi li potete immaginare.

Come mi è già capitato altre volte, quando sono allo sbaraglio, ricordo sempre il consiglio del mio dietologo “Quando sei fuori casa, cerca di optare per dei secondi, di solito sono quelli meno elaborati e contaminati”. Ok, è un consiglio che non seguo quasi mai perché sono una amante sfegatate dei carboidrati, ma questa volta ho fatto così.

Risultato? Ecco la mia cena.

Abbacchio allo scottadito con contorno di patate al forno. Le patate le conoscete, non ve le mostro. Normali patate al forno, vanno sempre bene. L’abbacchio allo scottadito è stato davvero allo scottadito, ustionadito direi. Quando l’ho ordinato mi hanno avvertito che i tempi di attesa sarebbero stati lunghi, circa venti minuti, perché tutto viene preparato al momento. Qual è il problema? Non ho mica appuntamenti dopo. Tanti punti a loro favore. Fresco, anzi, rovente, tenero, gustoso, croccante e rigenerante. Una botta di vita. Mi ci voleva.

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“Signora, basta così? Non le porto più nulla? Un dessert?”“No guardi, davvero, sto scoppiando. Poi in questo periodo sto anche un po’ esagerando con i dolci. Va bene cos씓Glielo dicevo perché abbiamo un dolce che è completamente senza caseari, è tipico romano, si chiama pangiallo. Se non se la sente di finirlo, quello che rimane glielo incarto e lo mangia domani a colazione”“Va bene, aggiudicato.” Inutile, non riuscirò mai a dire di no ed a perdere i chili che ho ripreso. Va bene così.

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Questo è stato il pangiallo. Un dolce secco, definiamolo così. Cioccolata fondente, noci, pinoli, uva passa, fichi, e una bomba calorica vera e propria. Devo dirvi che è stato cattivo? Impossibile. È stato molto buono. Non l’ho finito tutto, anzi, non sono arrivata neanche a metà. Quello che è avanzato l’ho lasciato lì, non me lo sono portata dietro. A parte la saturazione del mio stomaco, nichel ed istamina avrebbero festeggiato il venerdì sera alla grande. Dopo le patate, poi… Ve bene. Ma sul senza lattosio e latte, posso confermarvi che ne è stato privo. Se vogliamo, anche un dessert senza lieviti. D’altronde, la ricetta tradizionale non li prevede. E questa si è rivelata una vera osteria tradizionale.

Cosa non vi ho fatto vedere? L’incipit della mia cena: la bruschetta di benvenuto. Solo con olio d’oliva e pane fatto in casa direttamente dalle mani della titolare. Come tutte le torte in bella mostra sul bancone.

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Tirando le somme posso confermarvi che, spesso, l’improvvisazione rivela delle belle sorprese. Al di là della tribolazione vissuta per trovare posto in un ristorante, per cena, posso dire che mi è andata bene. Qui ho trovato tutto. Ambiente e clima confortevoli, accoglienza, cortesia, discreta qualità e attenzione alle intolleranze alimentari, nonostante non fossero preparati con delle alternative.

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Chiaro che, so di essere pedante, ogni esperienza è soggettiva. Io so di poter tollerare eventuali, piccole, contaminazioni, ma se siete intolleranti gravi o allergici date il giusto peso alle vostre esigenze, informate ed informatevi prima. Qui mi son sembrati abbastanza attenti e premurosi.

Se ci siete stati o ci andrete, aspetto i vostri commenti.