Città, Cultura, EMILIA ROMAGNA, ITALIA

ARCO E PONTE: LA RIMINI ROMANA – PARTE 2

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L’Arco è quello di Augusto, il Ponte anche, nonostante sia noto a tutti come il Ponte di Tiberio.

Questa continua ad essere la Rimini che non ti aspetti e lontana dalla vita di riviera.

I due simboli della città, anzi, affondano le radici in tutta la sua storia.

Lui, l’Arco di Augusto, il più antico arco romano. Pezzo unico come i rinvenimenti della Domus del Chirurgo.

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L’Arco segna l’ingresso nella urbe, almeno in epoca romana e fino al fascismo, quando Rimini era circondata da mura. Solo allora vennero buttate giù e rimase lui, il simbolo di un’epoca che qui ha lasciato un segno molto profondo.

Maestoso nella sua semplicità, lo riconoscerete a grande distanza lungo l’omonima via: Corso d’Augusto. Questo asse che spacca il centro antico di Rimini e collega i due simboli storici per eccellenza.

La sua costruzione risale ad un paio di decenni Avanti Cristo, e ancora si conserva come se il tempo non fosse passato. In origine sorreggeva sculture in bronzo, a simboleggiare la potenza di Roma, come il toro rappresentato su uno dei suoi due lati.

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Ancora segna un confine, quello che vi darà accesso alla Rimini storica, che tanto sto decantando in questi giorni. La Rimini che non dovrete perdervi, quattro stagioni all’anno.

È lungo la direttrice di Corso d’Augusto che si trovano le maggiori attrattive. Il corso della città, quello dei bei negozi, dei ristorantini carini in centro, quello delle opere architettoniche.

Lungo il Corso sfiorerete anche le due piazze più rinomate di Rimini: Piazza Tre Martiri e Piazza Cavour. Non perdetele entrambe, anche perché ci passerete, passeggiando.

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Dovessi disegnare un itinerario turistico-culturale di Rimini, lo farei partendo proprio dall’Arco di Augusto. Per questa ragione dico che è ancora un simbolo di confine. Da qui partono le bellezze più belle di Rimini (lasciatemi correre il gioco di parole).

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Attraversate l’Arco e risalite il Corso.

Prima una Piazza, poi l’altra, poi ancora su fino al Ponte Tiberio, l’altro simbolo della città. In prossimità del corso anche Piazza Ferrari con la Domus del Chirurgo ed il Museo della Città. Potreste ammazzare diverse giornate a voler visitare tutto per bene.

Il Ponte di Tiberio, altro punto di confine riminese, quello tra il Centro Storico ed il Borgo dei pescatori, un gioiello da assaporare, in tutte le sue sfumature.

 

Il Ponte di Tiberio, in realtà è meno antico rispetto all’Arco, solo di qualche decennio. Iniziato da Augusto e inaugurato da Tiberio, per questo porta il suo nome. Massiccio, imponente, elegante, semplice e sobrio, come l’arco. Si intuisce che la mente che li ha concepiti è stata solo una, come anche il materiale utilizzato.

Da qualsiasi angolatura lo vediate ed in qualunque momento del giorno, il Ponte vi incanterà anche più dell’Arco.

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Se l’ultimo lo ammirerete tenendo il naso in su, questo lo guarderete dritto negli occhi, meglio, nei suoi cinque occhi. Le cinque arcate che, da quella principale centrale, digradano verso sinistra e verso destra in una perfetta armonia di forme.

Come per molti monumenti, anche su questo si sprecano miti e leggende. Che sia per la sua indistruttibilità, che sia perché qualcuno lo ha battezzato “il ponte del diavolo“, anch’esso è circondato da una nube di mistero, come ogni ponte storico che si rispetti.

L’Arco, il Corso, il Ponte, una passeggiata nella storia e nelle ricchezze di Rimini, quelle Augustee. Uno spaccato di vita che, insieme al Borgo San Giuliano, racchiude il cuore vivo e autentico di questa città. Sempre a questo continuo a riferirmi, quando vi consiglio di lasciare per qualche ora le spiagge affollate e rifugiarvi nei bei ricordi che queste strade vi sussurrerano.

Se poi, cercate anche qualche posticino in cui ristorarvi senza rinunciare al gusto, beh, io ne ho individuati un paio. Uno solo di passaggio, più adatto alla stagione estiva che invernale, e ve lo mostro qui.

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L’altro, più carino e sofisticato, che invita ad accomodarvi, ve lo mostro nel prossimo ed ultimo post dedicato a Rimini.

Ora abbandonatevi pure al passeggio e fatemi sapere se non ho ragione.

A presto.