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AGRITURISMO IL PINO GRANDE – MASSERIA CITULO: UN PRANZO BIO, IN BUONA COMNPAGNIA

Agriturismo

Era da tanto che volevo recarmi in questo agriturismo ed ero quasi certa che avrei vissuto un’esperienza più che positiva. Di fama lo conosco da anni. Direttamente sono riuscita ad incontrarlo solo alcuni giorni fa.

La situazione è stata sui generis. Non si tratta di un articolo sponsorizzato, ma credo sia corretto scrivere che conosco bene la manager: Sofia. Ci siamo incontrate per ragioni di lavoro un paio di anni fa. Abbiamo consumato diversi aperitivi insieme, raccontandoci un po’ le nostre vite, ed ho scoperto una bella persona ed una mente brillante.

Avevo voglia di rivederla, avevo intenzione di andare a mangiare nell’agriturismo in cui lavora e non mi è sembrato giusto farlo a sua insaputa. Così l’ho chiamata, abbiamo fissato diversi appuntamenti andati a monte e, alla fine, dopo varie peripezie, ce l’abbiamo fatta.

Il nome dell’agriturismo è Il Pino Grande Masseria CITULO e si trova ad appena 3 km dal maestoso Castel del Monte.

Siamo nel cuore del Parco dell’Alta Murgia. Per chi non ci fosse mai stato, il paesaggio è spettacolare e la primavera è il periodo dell’anno in cui esplode in tutto il suo splendore. Se in inverno può sembrare piuttosto arido e deserto, con il fiorire delle piante diventa una enorme distesa di giardini, interrotti solo da schiere di muretti a secco e masserie in pietra.

Fra queste spicca la Masseria Citulo, antico nome di questa dimora padronale, appartenuta al più esteso feudo dei Carafa. Oggi l’azienda è di proprietà della famiglia Pavan. Ho conosciuto lui, il capofamiglia, ed è una persona squisitissima.

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Il nome Il Pino Grande lo eredita, invece, dal Pino (appunto) che sovrasta la masseria.

Vi risparmio tutti i convenevoli e le chiacchiere fra donne e vi porto direttamente a passeggio nei campi dell’agriturismo, esattamente come ha fatto Sofia con me.

Quaranta ettari di terreni che si estendono dai colli limitrofi: Monte Savignano e Monte Caccia, fino a valle. Si tratta di terre con un’antica storia alle spalle e con diversi ritrovamenti archeologici.

Di tutte le tracce che il passato ha lasciato qui, la più evidente è lo jazzo: questo casolare abbandonato e, ormai, quasi distrutto, che una volta accoglieva i capi di bestiame.

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Fra gli altri meriti c’è quello di essere una terra ricca di ottime produzioni casearie. Ai tempi d’oro, e anche ora da intollerante alle proteine del latte vaccino, posso dire che le migliori ricotte e mozzarelle le ho assaggiate qui.

In questo non si risparmia neanche la Masseria Citulo, che confina con uno dei migliori produttori di ricotta di pecora del circondario, a detta di Sofia.

Ma proseguiamo la nostra passeggiata negli orti. Siamo in un agriturismo, meglio, in una azienda agricola la cui produzione è tutta biologica certificata. Dai legumi, alle verdure, dai cereali (primo fra tutti il grano Senatore Cappelli) fino alla frutta ed alle erbe aromatiche.

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Bellissimi i ciliegi in fiore. Enorme la varietà di ortaggi che mi ha mostrato Sofia, scusandosi per i resti di erbacce ancora presenti – “Ma questo è il primo segnale che la produzione è biologica“. Quindi, scusate se è genuino.

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In più, come se non ci fosse abbastanza quiete, paesaggio e aria pulita, siamo anche in una campagna panoramica che guarda dritta su Castel del Monte, patrimonio UNESCO.

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Il posto è ideale per una gita fuori porta, che siate in famiglia, con gli amici o in coppia. Le parole d’ordine, qui, sembrano relax e familiarità.

Si tratta di un agriturismo, quindi oltre che trascorrere una giornata intera, e mangiare, potrete anche villeggiare. Dispone, infatti, di diverse camere da letto.

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Non lo scrivo perché conosco Sofia, anzi, proprio perché la conosco so che, in tutta la sua professionalità, farà di tutto per mettere anche voi a vostro agio.

Passiamo però alla parte che più ci interessa: il cibo.

La materia prima, per buona parte, è prodotta da loro ed è biologica. I formaggi derivano dal casaro vicino, che alimenta le pecore nei campi della Masseria Citulo. “Quindi, anche se non è produzione nostra, sappiamo bene come lavora e con cosa alimenta il bestiame“.

Diversi i presidi slow food presenti in azienda, come anche alcuni vini che provengono da cantine note e vocate al biologico o biodinamico.

Le mani che riescono a trasformare tutto questo ben di Dio sono quelle di Alessandro Giuliani, lo chef.

Ma cosa, oltre a questo trionfo di biologico, può offrire l’Agriturismo Il Pino Grande a coloro che hanno esigenze alimentari speciali? Tanto, in effetti.

Devo riconoscere che, nonostante la mia amicizia con Sofia, ho giocato sporco anche con lei: non l’ho avvertita delle mie intolleranze. Anche in questo caso ho voluto pesare la varietà ed il livello d’offerta dinanzi ad una totale assenza di preavviso. Voi non fatelo, soprattutto se soffrite di intolleranze gravi o allergie. Diciamo che sono andata abbastanza tranquilla, sapendo di una certa offerta vegan.

E così, forte di questo, vi presento il mio pranzo all’Agriturismo Il Pino Grande.

Varietà di antipasti centrali, smezzati con Sofia, che si è divisa fra me ed il coordinamento di sala e cucina.

Da una rivisitazione del classico fave e cicorie in una tartetatin di fave, con cicorie selvatiche e sfoglia di pane. La ricetta originale, più che in versione vegana, è in versione vegetariana. Essa prevede una cialda di pecorino e del pomodoro confit.

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A seguire, cialde di ceci su fonduta di crauti e sponsali con formaggio veg agli anacardi.

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Ancora, filetto di baccalà con crema di barbabietola variegata (rosè). La barbabietola è stata anche in accompagnamento, a spicchi, e la varietà è diversa da quella che conosciamo e vediamo di solito.

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Primo, solo per me, anche se vi assicuro che gli antipasti sono stati sufficientemente soddisfacenti. Crema di cavolfiore bianco con petali di carciofo croccanti e crostini di pane all’aglio.

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In chiusura, perché proprio non ci siamo risparmiate, mousse di cioccolato fondente e peperoncino con arancia caramellata. Non per esser di parte, ma credo sia stato il dolce vegano più buono e meglio presentato mai assaggiato fino ad ora.

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Tutto il pranzo è stato ottimo, genuino, leggero e nutriente al tempo stesso. Direi una chiara dimostrazione che si possa consumare un intero pasto senza rinunce pur rimanendo fedeli alla tradizione, senza ricette astruse o ingredienti provenienti da chissà quale parte del mondo. Siamo, come in molte zone del nostro mare, dinanzi ad un trionfo di dieta mediterranea.

La chiave è stata la tipicità, la rivisitazione chiaramente creativa, il risultato una serie di portate senza latte, uova, lattosio, vegane e biologiche.

Non vi ho mostrato il benvenuto: tarallini di semola Senatore Cappelli, fatti in casa, al doppio gusto:vino bianco e semi di lino / vino rosso e peperoncino. Qui forse, in termini di allergeni saliamo un po’: solfiti, lieviti (contenuti solo nel vino). Ma sempre vegan e senza latte.

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Ho dovuto subire diversi rimproveri durante il pranzo, per non aver avvertito Sofia delle mie intolleranze. Mi avrebbe fatto provare una pasta al ragù di mandorle che è la fine del mondo. Sarà la scusa per tornarci, eccome se ci tornerò. Per voi è il segnale che se preavvertirete avrete più da scegliere.

Il menù è à la cârte, con poche scelte che si rinnovano ogni mese in base alla stagionalità dei prodotti. Poche portate per ogni e buone, direi, anzi, di livello qualitativo più che buono. Il rapporto qualità prezzo, giusto. Si aggira sui 35 €, in base alle portate che sceglierete.

Due parole sulla location? Sì, dai.

Tutto è molto rustico e curato, non da sala ricevimenti, però. L’agriturismo rispecchia pienamente la sua vocazione “rurale”.

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Poco più di cinquanta posti a sedere distribuiti in quella che era la stalla della masseria e divisi in due sale, una più piccola e raccolta, proprio alle spalle della reception, l’altra più grande.

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Mobili antichi, corner espositivo con i prodotti dell’azienda in bella mostra, accanto alla reception, per chi volesse portarsi a casa un pezzo di raccolto bio.

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Tutto, rigorosamente, in calda pietra locale. Luci soffuse, ambiente accogliente, come queste sedute un po’ in stile etnico. Un ottimo ristoro per i bimbi, durante i banchetti delle cerimonie. Potete immaginarne la comodità.

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Oltre non intendo andare, ho già scritto troppo e più del dovuto.

Se capitate da queste parti, soprattutto in questo periodo o, meglio ancora, in estate, non disdegnate un salto qui. Conoscenze a parte, sento che mi darete ragione. E poi, volete mettere essere a due passi dal misterioso Castel del Monte.

A voi i commenti.